“Non posso parlare in francese perché non lo so.” Secondo i maligni, queste sarebbero state le parole d’esordio di Raffaele Fitto, neo Vicepresidente del Parlamento europeo, durante l’udienza di conferma del suo ruolo. Il problema, però, non si limita al francese: sembra che Fitto non conosca nemmeno l’inglese, sollevando interrogativi su quale lingua abbia scelto per esprimersi e rischiando una brutta figura. È sorprendente che, dopo essere stato ministro del governo italiano e aver ricoperto due mandati da parlamentare europeo, non abbia acquisito competenze linguistiche adeguate. Nessuna condanna, sia chiaro: in passato abbiamo avuto ministri degli Esteri che non padroneggiavano alcuna lingua straniera. Uno, addirittura, aveva difficoltà con i congiuntivi; l’altro compensava teatralmente con gesti delle mani. Parliamo di Luigi Di Maio e Angelino Alfano. Tuttavia, il caso di Fitto lascia stupiti. In un’occasione tanto solenne, sarebbe stato più opportuno parlare in italiano piuttosto che affidarsi a un discorso scritto da un consulente, che – ironia della sorte – ha finito per mettere in difficoltà sia il ministro che il nostro Paese. Si sente spesso dire che il governo di centrodestra non abbia avuto il tempo di formare una classe dirigente adeguata, ed è un’osservazione comprensibile. Meno comprensibile, però, è continuare a inviare rappresentanti impreparati allo sbaraglio, in Europa o, peggio ancora, nel mondo. Non si vuole qui criticare gratuitamente né offrire consigli non richiesti. Tuttavia, ammettere l’errore con semplicità e scusarsi pubblicamente con il Presidente del Parlamento europeo e con i cittadini italiani sarebbe un gesto di trasparenza e umiltà. Questo potrebbe aiutare Fitto a riconquistare la fiducia delle istituzioni europee e la simpatia dell’opinione pubblica italiana. Del resto, nessuno è perfetto: chi è senza peccato scagli la prima pietra…ma, in questo caso, si tratta di un “macigno” che resterà a lungo sulla rete, quella “gioia e dolore” per i politici, i quali non possono più negare quanto detto o fatto. L’infelice esordio di Fitto pesa inevitabilmente anche sulla nostra Premier, che in due anni ha lavorato intensamente per accreditarsi a livello internazionale, soprattutto in Europa. Le sue indubbie capacità dialettiche, unite alla padronanza di quattro lingue, hanno contribuito a rafforzare l’immagine dell’Italia nel mondo. Proprio per questo, l’episodio appare ancora più inspiegabile. Commettere un errore così grossolano durante un “braccio di ferro” diplomatico – che si era concluso con la nomina di Fitto a Vicepresidente della Commissione europea – lascia perplessi.
Attendiamo un chiarimento. Nel frattempo, resta una domanda: come farà Raffaele Fitto a farsi capire in Europa, se non parla nemmeno il francese? Gesticolando?