Per i politici, specie quelli impegnati nelle istituzioni, il dovere primario è prendersi cura della casa comune di tutti gli italiani, di volta in volta a loro affidata. Vegliare sulla Costituzione è un compito prioritario non solo nella tutela dei diritti essenziali ma anche delle strutture preposte al loro perseguimento. In quest’ottica la Costituzione è un corpo vivo che va monitorato secondo le esigenze del Paese per rispondere alle sfide che bisogna affrontare. Procederò per accenni sufficienti a richiamare l’attenzione sul vuoto pauroso che stiamo attraversando e che stiamo pagando a caro prezzo. Proprio in questi giorni abbiamo assistito alla vanificazione del bicameralismo paritario con un Senato costretto a votare ad occhi chiusi per non incappare nell’esercizio provvisorio ed al blocco che ne deriva. Ha gioco facile Renzi a richiamare la bocciatura della riforma costituzionale da lui promossa d’intesa con FI (unica forza resasi disponibile) che in contemporanea riduceva i parlamentari ed introduceva il rapporto con una sola Camera per la legittimazione del Governo in sintonia con tutti gli altri Paesi europei. Altra materia incandescente quella di un riordino delle competenze tra Stato e regioni e tra regioni e gli altri enti locali con gli scarichi di responsabilità spesso paralizzanti messi in mostra dalla pandemia. Non è solo Renzi a richiamare l’attenzione su questa tematica, ma autorevoli interventi si sono fatti sentire con viva preoccupazione non passibili d’essere accusati di strumentalizzazione ma di preoccupazione certamente. Uno per tutti quello di Gentiloni, commissario europeo per gli affari economici : “ Per garantire il successo del recovery Plan l’Italia deve introdurre procedure straordinarie con leggi (non invocando deroghe) capaci di accelerare gli investimenti.” Facile obbiettare che un dibattito impegnativo come quello delle riforme costituzionali è impossibile in Parlamento con la fase emergenziale delle misure anti-pandemia. Nessuno che abbia fatto tesoro delle esperienze negative finora fatte da più di un trentennio! Tranne due tentativi di approvazione riusciti in Parlamento ma bocciati poi con referendum (Berlusconi e Renzi) nonché tutti gli altri partoriti da commissioni bicamerali sono abortiti per la priorità attribuita agli equilibri di governo rispetto alle esigenze riformatrici. Se non c’è spazio di agibilità sui temi istituzionali nel labirinto in cui stiamo sprofondando ci soccorra il fatto che l’unica via di uscita è tirar fuori le ali e volare alto nel nome della casa comune di tutti gli italiani senza ricorrere, alla Icaro, alla cera degli interessi contingenti. Sì è l’ora di un’Assemblea costituente più volte da me sollecitata in abbinamento con le elezioni europee giacché tutte e due elette con il metodo proporzionale il che consentirebbe a tutte le forze di dare il loro apporto alla luce del sole senza tema di inciuci. Se fosse per me, le elezioni per l’Assemblea dovrebbero tenersi in autunno insieme con le amministrative ma dubito che, a partire dai grillini , ci siano forze sufficienti disponibili a misurarsi con un sicuro ridimensionamento che influenzerebbe negativamente subito dopo le politiche. Ma la celebrazione insieme con le politiche darebbe sostanza ed affidabilità alla alleanza strategica proposta dal PD ma finora un desiderio, pur se necessario, ispirata ad un campo largo di sigle, per tenere insieme pezzi di nomenclature di pura sopravvivenza, tanto più che la propensione è per un proporzionale che non ingessi alleanze sul pro o contro qualcuno, demonizzante l’avversario i cui esiti negativi stiamo ancora pagando. Per essere certi che si eviti il corto circuito tra interessi di governo e quelli istituzionali, i membri dell’Assemblea costituente devono essere incompatibili con quelli parlamentari, di governo e di sottogoverno, a livello italiano e comunitario.
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