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Gaza: aumentano i bambini amputati e quelli che muoiono di fame

Di Théodore Géricault - Web Gallery of Art:   Immagine  Info about artwork, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=14818504

La voce del cardinale Pizzaballa è risuonata con forza in Terra Santa. Durante la sua ultima visita, ha descritto un quadro ancora più drammatico rispetto a quello che aveva già denunciato tempo fa. La situazione a Gaza non solo è peggiorata, ma ha ormai superato ogni soglia di tollerabilità. Il cardinale parla di quartieri che fino a ieri erano pieni di voci, mentre oggi appaiono come deserti di macerie. La situazione non può più essere ignorata. Il numero di bambini amputati cresce giorno dopo giorno. Le strutture mediche, già al collasso, non sono in grado di fornire cure adeguate. Mancano farmaci, protesi, personale. E nel frattempo, cresce anche il numero dei piccoli che muoiono di fame. Secondo le stime delle organizzazioni umanitarie, sono migliaia i minori che ogni giorno rischiano la vita a causa della malnutrizione. In alcuni casi, i genitori devono scegliere se cercare cibo o restare al fianco dei figli feriti. Di fronte a tutto questo, non si può continuare a ripetere che la colpa è solo di Netanyahu. Questa sarà l’ultima volta che lo nomineremo come unico responsabile. Perché a questo punto il peso della colpa ricade anche su chi ha permesso, giustificato, o semplicemente ignorato ciò che sta accadendo. L’intero Occidente, e in particolare l’Europa e gli Stati Uniti, sono corresponsabili. Hanno scelto la linea della complicità e dell’ambiguità politica. Hanno sostenuto un governo israeliano sempre più aggressivo, sempre più lontano da ogni logica di pace. Eppure, non hanno avuto esitazioni nel voltare pagina con altri regimi. Con Saddam Hussein e Muammar Gheddafi, l’Occidente ha agito con decisione. Si è parlato di “missioni umanitarie”, di “esportazione della democrazia”, di “difesa dei diritti umani”. Saddam fu accusato di possedere armi di distruzione di massa che non furono mai trovate. Gheddafi, per anni interlocutore privilegiato con l’Europa in materia di controllo migratorio, venne prima isolato, poi bombardato, infine ucciso in diretta, senza processo. In quel caso, nessuno ha invocato “equilibri geopolitici” o “necessità di moderazione”. La Francia di Nicolas Sarkozy fu tra i primi Paesi ad agire. Gheddafi, che fino a poco tempo prima era stato ricevuto con tutti gli onori nei palazzi europei, venne eliminato senza che l’Occidente battesse ciglio. Perché allora sì, e oggi no? Oggi, la tragedia che si consuma a Gaza è sotto gli occhi di tutti. Le immagini di bambini senza arti, di madri che scavano tra le macerie, di ospedali trasformati in obitori, non lasciano spazio ai dubbi. Ma la comunità internazionale resta immobile. La diplomazia si affida a dichiarazioni di circostanza, a generiche richieste di cessate il fuoco, mentre l’assedio continua. È tempo di dire basta. Non può essere solo il popolo israeliano a mettere in discussione la propria leadership. Devono essere le democrazie occidentali, così pronte ad intervenire altrove, a prendere una posizione chiara. È l’Europa, è l’America, è l’intera comunità internazionale che deve fermare la spirale di violenza. Netanyahu va fermato. Il suo governo va isolato, denunciato, bloccato con ogni mezzo politico e diplomatico possibile. Non si tratta più solo di geopolitica. Si tratta di umanità, di dignità, di futuro. Ogni giorno che passa senza un’azione concreta rende tutti noi più complici. Complici della fame, delle mutilazioni, della morte lenta di un’intera generazione. Non possiamo più accettare che bambini vengano uccisi, amputati, affamati nel silenzio. La storia ci giudicherà. E forse lo sta già facendo. Magari è solo per questo che nelle ultime ore l’UE e l’ONU ripetono come un disco rotto “basta orrore a Gaza”.