Non si chiama ancora pace, ma tregua o cessate il fuoco. Eppure ciò che fino a poche ore fa sembrava impensabile oggi è realtà. Le armi tacciono. Indietro non si torna. Centinaia di migliaia di palestinesi stanno tornando a casa, o in quel che ne resta. Centinaia di migliaia di israeliani sono scesi in piazza non per invocare vendetta, ma per chiedere fine alla guerra. Pace, normalità, futuro. Gli ostaggi sopravvissuti al massacro del 7 ottobre sono tornati tra i loro cari. E insieme a loro torneranno anche i corpi di chi non ce l’ha fatta a sopravvivere a 700 giorni di prigionia nei tunnel di Gaza. Prigionieri di Hamas, ostaggi di una strategia del terrore che ha usato civili come scudi e vite come moneta. La strada verso la riconciliazione sarà lunga, e sarà dura. Soprattutto per il popolo palestinese, stremato da anni di assedio, bombardamenti, miseria. Ma oggi, non sentire più il rumore dei droni, il fischio dei razzi, il tonfo delle esplosioni, sembra già un miracolo. Come un miracolo appare l’ingresso dei convogli umanitari per mesi bloccati dalla strategia militare del governo israeliano, che aveva usato la fame come arma. La storia è piena di guerre e atrocità. Ma raramente si è vista una tale asimmetria nello scontro: uno degli eserciti più potenti del mondo contro una popolazione affamata e indifesa. A Gaza mancavano le armi, mancava l’acqua, mancava il pane. L’Occidente ha molto da farsi perdonare. L’Europa, in particolare, è rimasta troppo a lungo spettatrice muta. Gli Stati Uniti, sotto la guida di Donald Trump, hanno deciso ora di giocare un ruolo decisivo, uscendo dal disimpegno e assumendosi direttamente la responsabilità della ricostruzione. Trump ha promesso che guiderà personalmente il progetto di rinascita. Sarà vero? Sarà duraturo? La storia lo giudicherà. Oggi però è il tempo della speranza. Oggi Gaza e Tel Aviv si fermano insieme. E da domani, se davvero nulla verrà tradito, sarà un nuovo inizio. Un nuovo giorno finalmente senza guerra. Indietro non si torna.
Gaza e Tel Aviv: oggi è festa. Indietro non si torna