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Gaza: il silenzio dell’Occidente e la responsabilità di Netanyahu

Di Norsk Folkehjelp Norwegian People's Aid from Norway - gaza-nov-12-3, CC BY 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=67588368

C’è un momento in cui occorre dire basta. Anche in guerra esiste un limite oltre il quale la coscienza collettiva dovrebbe ribellarsi. E quel limite, a Gaza, è stato superato da tempo. Nei giorni scorsi, sette bambini sono stati uccisi mentre percorrevano a piedi due chilometri per raggiungere un centro di distribuzione d’acqua potabile. Colpiti da un attacco aereo israeliano. Le Forze di Difesa Israeliane hanno parlato di un errore: il bersaglio era un presunto miliziano, ma il missile ha falciato un gruppo di minori. Un’altra tragedia che si aggiunge alle decine di migliaia di bambini già uccisi dall’inizio del conflitto. Un’altra ferita nella carne viva di una popolazione ormai allo stremo. Israele giustifica l’intensità dell’offensiva con l’obiettivo di recuperare alcuni ostaggi rapiti nell’attacco di Hamas dell’ottobre 2023. Ma a quale prezzo? La sproporzione tra obiettivi militari e vittime civili è ormai sotto gli occhi del mondo, così come lo è la responsabilità politica di chi questa guerra la guida: Netanyahu. Chi ha ancora una voce credibile nel panorama internazionale dovrebbe usarla. Se Donald Trump, ad esempio, intende recuperare anche una briciola di dignità politica, dovrebbe smettere di fingere di blandire Netanyahu e cominciare a chiedere, con fermezza, la sua uscita di scena. Perché ciò che sta accadendo non è più compatibile con alcuna idea di giustizia o sicurezza. Netanyahu deve essere immediatamente processato per i suoi crimini. La storia, spesso, cambia direzione a partire da atti simbolici. L’assassinio di quei sette bambini in cerca d’acqua deve diventare uno di questi. Deve scuotere le redazioni, le coscienze, le piazze. L’informazione ha naturalmente il dovere di raccontare, ma anche di insistere, scavare, denunciare. Giornalisti e cronisti d’inchiesta devono continuare a documentare ogni responsabilità. C’è un momento in cui perfino la ricerca della verità si fa superflua, quando la realtà dei fatti è chiara e visibile, immortalata sotto il sole cocente di un giorno qualunque in cui sette innocenti hanno trovato la morte solo perché avevano sete. L’Occidente tace. Non ha il coraggio di sanzionare Israele, limitandosi a espressioni di preoccupazione, a rituali appelli alla moderazione. Assiste, impotente o complice, ad un conflitto che per molti osservatori assomiglia ormai a un genocidio. E continua a permettere a Netanyahu di presentarsi in pubblico come se fosse uno statista, quando il mondo dovrebbe riconoscerlo per ciò che è: un leader che porta sulla coscienza la morte di decine di migliaia di innocenti, tra cui un numero inaccettabile di bambini.

È tempo di dire basta. Anche la viltà ha un limite. L’Occidente deve ritrovare il coraggio morale di prendere posizione. Per Gaza, per la giustizia, per la dignità umana.