Il Fondo

Gaza vale meno di una cambiale: il prezzo della politica europea

Di Egidio24 - Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=102143872

È sempre una questione di soldi. L’Europa si rifugia dietro regole che impongono l’unanimità. Unanimità che guarda caso non manca mai quando c’è da guadagnare. Ma quando si tratta di aiutare chi ha bisogno tutto si complica. Salvo offrire acqua e pane, e nemmeno sempre. A Gaza l’unica cosa che si poteva guadagnare era la costa, perfetta per farne resort di lusso. Ma quel pezzo lo hanno già incassato Trump e Netanyahu. Perché Bruxelles dovrebbe inviare armi o fondi per ricostruire se gli appalti sono stati spartiti? Diverso il caso ucraino. Lì l’Unione ha versato miliardi in aiuti e armamenti, ma si era fatta firmare un pacco di cambiali in bianco. Ecco perché Trump è intervenuto di forza, scavalcando tutti, accaparrandosi le terre rare e avvisando Putin. Non per caso. È tutto parte dello stesso schema. Altrimenti non avremmo lasciato morire in diretta migliaia di bambini. E questo da parte di un’Europa che sventola bandiere di pace come fossero quelle di una sagra di paese. Ma solo finché c’è vento. Perché se il vento non tira nessuno si prende la briga di muovere una mano per creare un po’ d’aria. Più vergognoso di così è difficile. Possibile che non sia partito nemmeno un soldato simbolico della NATO? Non per combattere, ma almeno per vedere di persona cosa stava accadendo? E l’ONU? Oggi pare un bene in comproprietà tra Trump e Putin. Lo zar, tycoon consapevole, si sta spostando coi BRICS. Come se anche lì si fosse capito che Guterres, il portoghese, pensa solo a mangiare le tagliatelle in pantofole. Gaza non è più nei suoi pensieri. Guarda alla liquidazione e all’imminente pensione. E gli altri membri del Consiglio di Sicurezza? Cina, Regno Unito, Francia? La Cina è vicina, ma a Mosca. Anche lei coi BRICS. Il Regno Unito è più unito che mai all’America. La Francia ci sta pensando, magari per mandare in pensione Macron. E a dirla tutta, come Segretario ONU non sarebbe neanche una scelta sbagliata. Ma stiamo correndo troppo.

Torniamo all’Europa e a cosa davvero l’ha spinta ad aiutare Kiev lasciando Gaza al suo destino. I soldi, le garanzie. Quelle cambiali che i Paesi del Golfo non hanno voluto avallare. Cosa ci facevano a Bruxelles con la sola firma di Abu Mazen! Questa è la storia della fine di un popolo. Un popolo cacciato da affaristi immobiliari per ricostruire, qualche chilometro più in là, i fasti perduti della Beirut anni Settanta. Ma non lo avete capito? L’Europa è come le banche. O forse è rimasta solo una banca. Aiuta chi non ha bisogno o chi può restituire. Ecco perché non è intervenuta su Gaza.