Ci sono voluti quarant’anni per capirlo: la globalizzazione ci ha regalato prodotti inferiori e prezzi superiori. In nome del progresso abbiamo sacrificato la qualità e un costo equo per la piccola borghesia, quella che un tempo rappresentava la maggioranza in Occidente. In cambio abbiamo ottenuto “l’esclusività”: ciò che un tempo era lusso oggi è solo marketing travestito da distinzione, con qualità scadente e prezzi triplicati. Ma costa caro, quindi piace: paga la vanità di chi compra, come a dire “ce l’ho solo io”. E noi? Noi, ex ceto medio che teneva in piedi l’economia e la società europee, cosa abbiamo guadagnato? Facile: roba scadente che dura poco e costa tanto. Tutto è cominciato con i motori delle auto, poi con i biscotti – per dire. All’inizio c’era entusiasmo: le case automobilistiche si facevano produrre i motori diesel tutti dallo stesso fornitore che incideva loghi diversi a seconda del cliente. Oggi accade uguale con i biscotti: stessa materia prima, stesso impasto, cambia solo lo stampino e il marchio. Le aziende che un tempo producevano dove erano nate, offrendo qualità e lavoro, sono diventate nient’altro che distributori di etichette. Guardate i gelati confezionati: la marca è la stessa di quando eravamo piccoli, ma il prodotto arriva da un paese lontano. Il sapore è cambiato, la consistenza pure; solo la conservazione è migliorata, grazie ai conservanti che si mescolano a latte e cioccolato. Il prezzo, ovviamente, è lievitato: tra trasporti e catene del freddo, il conto si fa salato. La globalizzazione, dopo averci spremuti, mostra ora i primi segni di stanchezza. Anche grazie alla Rete, che spesso difende i consumatori meglio della politica. E il gelato genuino di una volta? Se sei nato in una famiglia ricca, te lo prepara la tata. Gli altri si accontentano di un cremino pieno di prodotti chimici, magari pure fatto male – sempre che se lo possano permettere. Intanto i beni di prima necessità triplicano di prezzo, mentre la politica è distratta da missioni “umanitarie” in cui i nostri militari ad esempio vanno a insegnare ad altri militari di altri paesi. Ma non eravamo noi a lamentarci di sentirci sempre meno sicuri perché mancano le guardie? Allora cos’è aumentato? I ladri e i prezzi. Possiamo fare qualcosa? Forse sì: entrare nella filiera della globalizzazione come fornitori o dirigenti. Oppure, più realisticamente, vincere la lotteria di Capodanno. Anzi, visto che si avvicina iniziate a comprare il biglietto, possibilmente vincente. Ci sono voluti quarantacinque anni per capirlo: la globalizzazione ci ha reso clienti fedeli di un mondo più caro e più scadente.
Globalizzazione: quarant’anni per capire che importiamo ciarpame