I diritti degli israeliani in quell’area sono sacrosanti, così come è sacrosanto il diritto di ogni Stato a difendersi. Siamo solidali con Israele quando si tratta di garantire la propria incolumità. Tuttavia un punto deve essere chiarito: Israele non può essere considerato il custode della sicurezza globale, né l’Europa può farsi carico delle conseguenze di ogni escalation in Medio Oriente. Dal Medio Oriente non riceviamo minacce dirette né dichiarazioni di guerra. Anzi, storicamente siamo stati noi europei a intervenire in quelle terre, spesso contribuendo a tensioni e conflitti. Con quei Paesi intratteniamo relazioni economiche e commerciali, pur senza dimenticare le responsabilità e gli errori commessi nel passato. Se l’Iran si proclama nemico di Israele, se usa toni ostili e inaccettabili, è una posizione che condanniamo con fermezza. Ma l’Occidente non può essere chiamato a pagare ogni volta il prezzo economico e sociale di uno scontro che non ha scelto. Le ricadute di una guerra – voli cancellati, rotte marittime bloccate, tensioni nello Stretto di Hormuz, aumento dei costi energetici – colpiscono milioni di cittadini europei che si sentono estranei a questa escalation. È legittimo chiedere che la diplomazia prevalga sulle armi e che le leadership coinvolte – da Netanyahu a Trump – si assumano la responsabilità delle conseguenze globali delle proprie scelte. Allo stesso modo l’Unione Europea dovrebbe far sentire con maggiore forza la propria voce attraverso la sua guida istituzionale rappresentata dalla Signora von der Leyen. Non è la prima volta che l’Europa si trova coinvolta in conflitti che nascono altrove. Ogni volta ci è stato chiesto di partecipare, sostenere, finanziare. Ogni volta le conseguenze si sono fatte sentire anche nelle nostre società, in termini economici e di sicurezza. La domanda, allora, non è se uno Stato abbia diritto a difendersi. La domanda è se questo diritto possa tradursi in una spirale che trascina con sé Paesi e popoli che non desiderano essere parte del conflitto. L’Europa deve decidere se limitarsi a subire gli eventi o se rivendicare un ruolo autonomo, fondato sulla diplomazia, sulla tutela dei propri interessi e sulla protezione dei propri cittadini. Forse il primo passo è proprio questo: far sentire con chiarezza la propria voce chiedendo a Trump e Bibi di scusarsi per il disagio che stanno creando a mezzo mondo per farsi i propri interessi a scapito dei nostri.
Guerra all’Iran: Trump e Bibi chiedano scusa per il disagio creato a mezzo mondo