Potremmo dare fondo ai più diffusi luoghi comuni per commentare le elezioni in Abruzzo dopo l’abbaglio delle elezioni in Sardegna. Il più benevolo è che “una rondine non fa primavera”!
Le elezioni sarde sono state analizzate con troppa fretta e superficialità.
Per sintesi credo sia opportuno partire dai punti fermi emersi in Sardegna. Ovvero che la vittoria del centrosinistra è ascrivibile ad alcuni elementi oggettivi:
• La candidata del centrosinistra prende circa 40.000 voti in più della sommatoria delle liste;
• Al candidato del centrodestra mancano circa 5.400 voti frutto del voto disgiunto;
• La differenza fra liste di centrosinistra e liste di centrodestra vede quest’ultimi avanti di circa 43.000 voti.
Quindi è chiaro che una componente locale ha giocato un fattore determinante. Come è chiaro che il divario tra centrodestra e centrosinistra in termini di voti assoluti continua a rimanere significativo ed a favore del primo.
Una analisi semplicistica ha voluto vedere in quel risultato un cambiamento di tendenza rispetto alle elezioni politiche. Analisi semplicistica che serve esclusivamente a “galvanizzare” le fazioni ma non ha alcuna breccia sugli indecisi.
In Abruzzo ne abbiamo avuto la conferma:
• I votanti nel 2024 sono 13.000 in meno rispetto al 2019 e 26.000 in meno rispetto al 2022;
• Nonostante la diminuzione dei votanti il centrodestra guadagna voti rispetto ad entrambe le competizioni ovvero rispetto al 2019 guadagna circa 22.000 voti mentre rispetto al 2022 guadagna circa 18.000 voti
• Il centrosinistra, di contro, rispetto al 2019 perde circa 48.000 voti (considerato anche M5S che nel 2019 si presentò con proprio candidato) e nel 2022 perde circa 30.000 voti (anche alle politiche il M5S era da solo);
• Anche in Abruzzo il candidato di centrosinistra prende più della somma delle liste circa 23.000 voti
Due elementi interni alle coalizioni:
• La Lega è la grande sconfitta perdendo sia rispetto alle politiche del 2022 circa 8.000 voti ma ben 122.000 rispetto alle precedenti regionali;
• Il M5S è l’altro grande sconfitto che perde rispetto alle politiche del 2022 circa 75.000 voti e circa 78.000 rispetto alle regionali del 2019.
E’ del tutto evidente come una situazione del genere testimoni che la tenuta del centrodestra in termini di voti assoluti è significativa con una ridistribuzione interna dei voti persi dalla Lega mentre ciò non accade per il centrosinistra.
L’analisi dunque ci dice che, come ampiamente dimostrato, stare tutti insieme sicuramente aumenta la probabilità di vincere. Ma trasformare lo stare tutti insieme contro il centrodestra in una proposta politica non paga se l’obiettivo è il Governo del Paese.
Assumono rilievo le specificità locali e la scelta di candidati spendibili: il centrosinistra sia in Sardegna (+40.000 voti) che in Abruzzo (+23.000 voti) ha messo in campo candidati che hanno saputo meglio spostare il voto.
E’ del tutto evidente che il centrosinistra ha bisogno di un leader che abbia una proposta di prospettiva, una visione di Paese, su cui costruire una coalizione ampia con l’obiettivo di governare. Cosa che da circa 30 anni il centrodestra riesce a fere. Mentre nel centrosinistra, salvo la parentesi dell’Ulivo, questa opportunità manca.
Nel centrosinistra occorre lavorare per superare i settarismi, le autoreferenzialità, per far affermare una proposta riformista che non abbia a fondamento il concetto “tutti insieme contro la destra”. Una proposta che non serva a galvanizzare le tifoserie ma abbia la capacità di recuperare sia dal non voto che dal voto andato nel centrodestra. Prima si comprende prima saremo competitivi. Da qui si passa!
Aldo Repeti