Opinioni e commenti

Il carcere ai tempi del coronavirus

Sgombriamo subito il campo da strumentalizzazioni e commenti isterici neogiacobini. Chi ha commesso gravi reati ha solo un posto dove risiedere: il carcere. Luogo restrittivo e di riabilitazione sociale. Occorre però fare una riflessione alla luce delle rivolte di queste ore. Il sovraffollamento penitenziario è una piaga presente nel nostro Paese da tempo. Per alleggerire la situazione che rischia di diventare esplosiva (proteste, violenze, evasioni) ci sarebbe una soluzione. Alcuni dati (da confermare) evidenziano come circa 13.000 detenuti hanno un residuo di pena da scontare inferiore a due anni. Di questi, molti già hanno accesso a permessi premio. Essi si trovano in una situazione di totale riabilitazione.

Mi chiedo se non sarebbe quanto mai opportuno concedere a questi detenuti la misura alternativa della detenzione domiciliare, prendendo le distanze dall’assunto che la stessa detenzione domiciliare sia sinonimo di restrizione. L’attuale situazione penitenziaria rischia di acuirsi in un momento non del tutto favorevole della nostra società. Attuare una deflazione della popolazione penitenziaria aiuterebbe il sistema sanitario nazionale ed eviterebbe ulteriori lacerazione nel nostro Paese.

Avv. Luigi Iorio