Lo dice il professor David Menon della Divisione di Anestesia dell’Università di Cambridge il quale afferma che il deterioramento cognitivo, inclusa la demenza e persino l’invecchiamento di routine sembrano essere le impronte digitali che il Covid-19 ha lasciato a molte persone che hanno contratto la malattia. Ahinoi, ormai pare accertato che le persone con esiti da infezione grave da Covid-19 manifestino un ampio spettro di sintomi di alterata salute mentale come: depressione, ansia, stress post-traumatico, scarsa motivazione, affaticamento, cali di umore e disturbi del sonno. Il team di Menon ha scoperto, inoltre, che la gravità della malattia è un modo certo per predire i deficit cognitivi, in quanto esiste una forte correlazione tra gravità della stessa e declino cognitivo. È altamente probabile, infatti, che il Covid favorisca il deterioramento cognitivo danneggiando il cervello attraverso una reazione immunitaria o attraverso micro emorragie in diverse aree cerebrali. Siamo ancora nella fase iniziale delle ricerche, quindi resta da capire quanto questi danni siano permanenti o se a lungo termine ci sia una qualche capacità di ripresa. Sono gli stessi pazienti guariti che riferiscono diversi sintomi tra cui affaticamento, problemi nel ricordare le parole, disturbi del sonno, ansia, disturbo post-traumatico da stress. Insomma, il Long Covid può colpire fino al 10% dei guariti e causare sintomi come depressione e disturbi ansiosi. Anche i casi lievi possono portare a sintomi cognitivi persistenti: uno studio dell’Università di Oxford ha concluso che il Covid può ridurre la materia grigia quanto un invecchiamento di 10 anni in persone ultracinquantenni contagiate ma non ricoverate in ospedale. Concludendo, le persone ricoverate per covid potrebbero perdere fino a 10 punti di quoziente intellettivo nei sei mesi successivi all’infezione, ovvero una perdita intellettiva pari al declino cognitivo cui mediamente si va incontro dai 50 ai 70 anni. Anche se al momento non è chiaro quanto questi danni siano permanenti, dato l’ampio numero di individui colpiti gravemente dal covid nel mondo, l’impatto complessivo potrebbe essere enorme: lo rivela uno studio condotto presso l’Università di Cambridge. Gli esperti hanno confrontato l’esito di diversi test cognitivi eseguiti a distanza di sei mesi dall’infezione su 46 pazienti ricoverati per covid, confrontandoli con l’esito di test eseguiti su una popolazione di controllo di oltre sessantamila individui. Sono emerse diverse difficoltà cognitive nei guariti dal covid, dalla riduzione della velocità di elaborazione delle informazioni, alla riduzione delle capacità di comprensione del linguaggio. Da qui il titolo: Il Covid ci lascia in eredità un mondo di ‘rimbambiti’
Il Covid ci lascia in eredità un mondo di ‘rimbambiti’