Quando il popolo scelse la Repubblica, pensava di aver archiviato la monarchia, lasciando tuttavia intatti alcuni privilegi dinastici discutibili. In Europa, a parte qualche eccezione, quasi tutte le nazioni hanno optato per un sistema in cui si elegge una classe dirigente da rinnovare ogni cinque anni, premiando le buone amministrazioni e cambiandole a seconda del gradimento della maggioranza: la politica dell’alternanza. Mai avremmo immaginato che, agli albori del terzo millennio, si sarebbe riscoperto il fascino della monarchia, seppur non più dinastica e quindi permanente, ma temporanea.
L’esempio più emblematico arriva dalla Francia: vi pare che De Gaulle o Mitterrand abbiano governato come presidenti, o come monarchi? Monarchi, naturalmente. Da anni i partiti hanno perso fascino rispetto ai leader che li rappresentano. Angela Merkel, e prima di lei Helmut Kohl, non hanno forse avuto l’autorità di sovrani? E in tempi più recenti, vi sembra che Macron, quando scelse il Louvre per presentarsi al mondo dopo la vittoria, lo fece con la teatralità di un monarca navigato, senza mantello, o come un cittadino scelto dagli elettori per un incarico temporaneo? Voglio dire che oggi è evidente l’esproprio delle decisioni che un tempo venivano discusse animatamente in Parlamento, dopo giorni e giorni di confronto per trovare un compromesso che accontentasse l’intero popolo, e non solo una sua parte. Oggi le maggioranze parlamentari sono costrette ad approvare leggi già decise altrove, in tempi rapidi, per mantenere in piedi una democrazia ormai precaria. Non è un caso che, pur criticandoli, molti osservano con un certo interesse i modelli autoritari di paesi come la Turchia o la Russia. Quando si definisce Putin uno “zar”, oltre a un apparato elettivo di facciata, non stiamo forse riconoscendo una realtà che ci riguarda più di quanto vorremmo ammettere? E che dire delle segreterie dei partiti in Italia, che oggi hanno il potere di nominare i parlamentari prima ancora che i cittadini possano votarli? Questi non eleggono più il parlamentare che difende il territorio, ma accettano una parvenza di sistema ideologico: Destra o Sinistra. È forse per questo che si è pensato a una “nuova” Democrazia Cristiana millenaria, riproponendo le stesse figure di un tempo? A pochi mesi dalle prossime elezioni politiche, non sarebbe stato più moderno presentarsi all’appuntamento di Milano del prossimo 18 gennaio con un leader vero, piuttosto che una fucina di idee per contrastare la Destra con uno slogan del tipo: “senza Centro non si vince”? Personalmente, dopo aver investito anni per prepararlo a questo ruolo, avrei fatto di tutto per “incoronare” Paolo Gentiloni come sfidante di Meloni alle prossime elezioni politiche. Ma invece è stata scelta una partenza tattica di cui saremo curiosi di scoprire i contenuti e le motivazioni, cercando, almeno per ora, di evitare il richiamo del “fascino del re”, che ormai sembra contagiare anche le democrazie occidentali.
Intanto, mentre il Centro si appresta a parlare, l’idea del potere monarchico ‘saltella’ intorno alla Premier, che, dopo aver consultato i suoi cortigiani, decide di recarsi a casa di Donald Trump, a pochi giorni dalla sua ‘incoronazione’, insieme a Musk, che potrebbe presto diventare il Richelieu d’America, sempre pronto a fare affari vantaggiosi.