Un contratto firmato in silenzio ci lega all’acquisto di gas naturale liquefatto dagli Stati Uniti per i prossimi vent’anni. Due decenni di forniture transoceaniche, con un impatto diretto su costi, infrastrutture, imprese e famiglie. Una scelta strategica, ci viene detto. Ma quanto è stata davvero discussa e compresa? A chiederselo sono in tanti, anche se spesso è più comodo non farlo. Le decisioni in materia energetica, soprattutto negli ultimi anni, sembrano maturare in stanze distanti dall’opinione pubblica, giustificate dall’urgenza o dall’emergenza geopolitica. Il risultato è un cittadino sempre meno informato, e sempre più disilluso. Il caso di Piombino, esploso nel 2023, è emblematico. La protesta dei residenti contro le navi rigassificatrici – necessarie a rendere utilizzabile il gas liquido arrivato via mare – mostrò chiaramente quanto le comunità locali siano spesso le ultime a essere coinvolte, ma le prime a subire gli effetti concreti di certe scelte. Viene da chiedersi se ci fosse un’alternativa. Una riflessione scomoda, certo, ma legittima: e se l’Europa, dopo il crollo dell’Unione Sovietica, avesse intrapreso una strada diversa? Se avesse scelto il dialogo con la Russia, puntando ad integrarla nei suoi assetti politici ed economici, invece di isolarla progressivamente? Uno scenario che avrebbe potuto garantire stabilità energetica, cooperazione e costi inferiori. Le materie prime sarebbero arrivate via terra, senza necessità di congelare e scongelare il gas ad ogni viaggio intercontinentale. Un’utopia? Forse. Ma oggi continuiamo a pagare quella distanza, sia in bolletta che in equilibrio geopolitico. Certo, i fautori della linea dura ripetono da anni che Mosca non era un partner affidabile, che era meglio diversificare, che avremmo rischiato troppo. Eppure, con le nuove rotte energetiche, non abbiamo evitato le fragilità. Le abbiamo solo spostate di latitudine. Così oggi ci ritroviamo legati mani e piedi ad un accordo ventennale con Washington. Il gas arriverà dagli USA, liquefatto, attraverserà l’Atlantico, sarà rigassificato nei nostri porti e distribuito nelle nostre reti. A quale prezzo economico ed ecologico, non è ancora del tutto chiaro. Ma intanto, nessuno sembra più farsi domande. Come se l’unica risposta possibile fosse quella già firmata in fondo al contratto.
Angelo Santoro