Il Fondo

Il girone infernale della sanità: quasi 14 milioni rinunciano alle cure

Di Sandro Botticelli - Botticelli : de Laurent le Magnifique à Savonarole : catalogue de l'exposition à Paris, Musée du Luxembourg, du 1er octobre 2003 au 22 février 2004 et à Florence, Palazzo Strozzi, du 10 mars au 11 juillet 2004. Milan : Skira editore, Paris : Musée du Luxembourg, 2003. ISBN 9788884915641, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=10396926

Liste d’attesa di mesi, milioni di cittadini costretti a rivolgersi al privato e sempre più spesso a indebitarsi pur di curarsi. Sembra una trappola costruita ad arte, e invece no: è il risultato di disorganizzazione e inettitudine di una classe dirigente sanitaria ormai abituata ai premi. Nel sistema sanitario italiano accade un paradosso tutto nostro: più un dirigente risparmia a discapito delle cure, più viene elogiato. Diventa uno “spulciatore” all’americana, freddo nel fare i conti tra ricavi e costi, incluso – al massimo – quanto potrebbe pagare se qualcuno farà causa per malasanità. Il problema è che oggi la situazione è peggiorata oltre ogni previsione. Anche la sanità privata, che paghiamo di tasca nostra e talvolta ricorrendo ai prestiti, quando ci vengono concessi, ha allungato i tempi di attesa e perso persino la cortesia.

Così si è scivolati dall’efficienza promessa all’amicizia necessaria, dallo scambio di competenze allo scambio di favori. Il professionista favorisce un altro professionista e la visita arriva subito, magari fuori orario. Una sorta di baratto sanitario dove chi produce formaggio o lavora in fonderia resta fuori. Anzi, non entra proprio. Prende l’auto, un giorno di permesso e percorre 80 chilometri per una visita specialistica prenotata sei mesi prima. Poi fa i conti: giornata di ferie, benzina, stress. In quattro e quattr’otto decide che tutto sommato il privato conviene. È una spirale satanica in cui guadagnano tutti tranne i pazienti, trattati come stracci anche nella superficialità. Ti fa male un ginocchio? Il medico privato ti visita in fretta, tra domande inutili e risposte scontate, poi prescrive una risonanza e un altro appuntamento. Paghi la visita a una segretaria infastidita perché l’hai distratta dal telefonino e prenoti l’esame nel centro “caldamente consigliato”. Il medico ti saluta con una raccomandazione che suona più come una consegna: “Chieda di Gigi a nome mio”.

Da lì il passo è breve: dritto in banca a chiedere un prestito che non verrà concesso, perché sei povero.

Sanità pubblica e privata, ormai indistinguibili, si sono trasformate in un unico, enorme girone infernale.