Il Fondo

Il mondo ‘rapito’ dai talebani, quasi dimentica Haiti

Una volta eravamo tutti con il naso rivolto all’insù per vedere realizzate dal vivo quelle gare dello spazio che avevamo letto nei libri della collana Urania di Mondadori, ed ancora prima per guardare quali fossero le costruzioni più alte mai realizzate dall’uomo, dalla tour Eiffel di Parigi ai grattacieli di New York. Oggi il naso lo teniamo piuttosto all’ingiù, piegati su uno smartphone per assistere alle competizioni di miseria del mondo. Ora, allontanando per un attimo la pandemia, paragoniamo ciò che sta avvenendo in contemporanea in Afghanistan e ad Haiti: due tragedie umanitarie a confronto. Il Ferragosto di quest’anno in poche ore ha spazzato via i sogni di un popolo che pensava di aver archiviato per sempre l’esperienza talebana, soprattutto la generazione Z, che non sapeva nemmeno cosa fossero i curiosi personaggi preistorici di cui avevano sentito parlare dai genitori. L’impatto per loro, ed in special modo per le donne, è stato devastante: dalla minigonna al burka, dall’andare a scuola all’occidentale alla immediata applicazione dell’intransigente e severa legge della sharia in poche ore; per i giovani sembra più uno scherzo che realtà, salvo prenderne coscienza in maniera traumatica quando i talebani hanno iniziato a prelevare di notte tutte le donne nubili dai 16 ai 45 anni. Dall’altra parte del mondo, intanto, un ciclone devastante ha deciso di passare per Haiti solo qualche ora dopo il disastroso terremoto che ha provocato migliaia di morti. Un ciclone che alimenterà il vento della disperazione e della fame infierendo brutalmente su quel popolo sfortunato. Eppure l’altra metà dell’isola di Santo Domingo dista solo qualche centinaio di miglia dagli Stati Uniti! Lo dico perché in questi ultimi giorni gli americani si sono andati ad ‘impantanare’ a migliaia di chilometri di distanza: in Afghanistan. Come ieri in Iraq, Siria, Libia e via discorrendo sembrano, anche lì, essere più interessati ad impegnarsi in quelle aree del mondo dove vi è la possibilità di scaricare più bombe possibili, per permettere all’industria bellica americana di riprodurle velocemente ed evitare lo spettro della disoccupazione. Sarcastico? Molto. Molto perché dalla seconda Guerra Mondiale i paesi che pagano, piangono e si disperano sono solo i più poveri…ricordate come è andata a finire la storia con la coriacea Corea del Nord che si pensava possedesse la bomba atomica? Scusate il disturbo, gli venne detto, avete i documenti perfettamente in regola: gli americani sembravano Alberto Sordi nel film ‘Il vigile’! Non solo, i paesi poveri pagano due volte, in quanto pagano anche il fatto che l’Occidente piazza a governarli sempre il ‘fesso’ di turno, fesso che ha scelto per gestire gli aiuti umanitari, il quale puntualmente alle prime scosse telluriche o di guerra scappa con la cassa del reggimento…non ha forse fatto così anche il Presidente afgano che si vocifera si sia allontanato veloce come un ‘ratto‘ facendosi scudo con 190 MLN di dollari per arrivare sano e salvo a Dubai? E del Presidente di Haiti ne vogliamo parlare? Ma che noia, che barba, dicevano Sandra Mondaini e Raimondo Vianello! Accidenti, lo schema di gioco è sempre quello sin dai tempi del colonialismo, non sarebbe ora di cambiarlo? se non è possibile nella sostanza, almeno nella forma! Per tornare al naso all’insù, in queste occasioni, lo teniamo verso l’alto per guardare il cielo ed invocare la pazienza, la pazienza di assistere, senza reagire, a situazioni surreali. Infatti, hanno dell’inverosimile le scene che vediamo all’aeroporto di Kabul, ed hanno dell’inverosimile le scene che qualche giorno fa mostravano un ‘Signore’ americano che si è fatto un giretto nello spazio sperperando in poche ore quello che in un anno consumano per sfamarsi gli abitanti caraibici più sfortunati.
Chiosa: Kabul e Haiti testimoniano l’ipocrisia di poche Multinazionali che governano il mondo: prima o poi qualcuno si romperà le scatole! Intanto il mondo è rapito dai talebani e distoglie l’attenzione su Haiti.

 

Angelo Santoro