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Il Papa medita le dimissioni nello spogliatoio della coscienza

Terminata la partita in parità, c’è da decidere se i tempi supplementari ed i rigori saranno giocati dagli stessi calciatori. La metafora serve a spiegare se, in quella pausa, ci sia anche l’opzione di ritirarsi e lasciare ad altri il compito di proseguire il gioco. Francesco è in questa fase: lucido, pragmatico e con un rigore morale incrollabile nei confronti dei fedeli. Sta riflettendo, nelle sue piene facoltà mentali, se in un mondo diventato così dinamico sia il caso di continuare il suo incarico pastorale o autorizzare il Conclave ad eleggere il suo successore. Sta valutando se consentire al Presidente della Conferenza episcopale, custode delle sue dimissioni firmate all’inizio del pontificato per gravi motivi di salute, di rendere ufficiali tali dimissioni. Il lavoro dell’anima profonda rasserena il Pontefice, consapevole dell’alternativa, accompagnata dall’amore per Nostro Signore Gesù Cristo. Nel salottino del Policlinico Gemelli, mentre sigla le carte che ogni mattina gli vengono portate dal Vaticano, ha questa “incombenza” che affronta con il conforto della preghiera. È così che immaginiamo Francesco, impegnato nella cura del corpo e dell’anima. Ogni Papa è unico e lascia la propria scia di personalità, contribuendo alla crescita della Fede. La storia dei Papi è uno dei trattati più affascinanti mai scritti, perché racchiude tutto ciò che è necessario per vivere l’amore verso il prossimo. Non è sempre facile coabitare la terra con re e principi convinti di essere sul trono per volere divino. L’abilità dei Papi si è sempre distinta per la consapevolezza di aver vissuto il mondo dell’ignoto attraverso l’illuminazione di Dio. Non fu forse Leone I, nell’anno 452, che fermò Attila alle porte di Roma ormai al suo inesorabile declino, a respingere il capo degli Unni con la croce papale? Non ebbe bisogno di legioni, ma solo dei suoi paramenti e della sua parola: la parola di Cristo. Il fatto che ai Papi non si possa praticare l’autopsia alimenta il mito che essi siano l’emanazione di Dio sulla terra. Francesco vuole lasciare testimonianza del suo passaggio in modo tangibile, e non si accontenterà di affrontare il suo ultimo viaggio celato dietro una finestra. Vorrà, come Papa Wojtyla, vivere la sua Via Crucis come pastore dell’amore con il volto della sofferenza fisica, ma la pace nell’anima. Ognuno esprime la sua vicinanza a Papa Bergoglio secondo il proprio sentimento; io la vivo così: attraverso queste poche righe. Fuori dal metaforico spogliatoio della coscienza dove Francesco cerca la strada perché la Chiesa di Roma possa continuare il suo cammino verso la fede, armata della preghiera.