Arte

Intervista a Francesca La Scala: «Eclissi, storia di una madre in una società difficile»

Foto wikipedia - Di Accurimbono - image taken by Accurimbono using a digital camera, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=1548393

Continua il nostro viaggio nel teatro d’autore di Roma, in occasione della prima di “Eclissi”, atto unico scritto e diretto da Carmen Di Marzo – nota tra l’altro per la serie tv “Mare Fuori” – che andrà in scena al Teatro Tor Bella Monaca dal 23 al 25 maggio alle ore 21. Una storia che esplora le complesse dinamiche familiari che si instaurano tra una madre e una figlia all’interno di un contesto sociale problematico. La protagonista è Francesca La Scala, attrice da sempre particolarmente sensibile a un teatro di rottura e incline alla ricerca. A lei – che in “Eclissi” sarà affiancata da Rosario Petix e Angelica Accarino – abbiamo chiesto di raccontarci qualcosa di più di questa nuova avventura.

 

In “Eclissi” interpreti una madre alle prese con un difficile rapporto con la figlia. Come ti sei accostata a questo personaggio?

Innanzi tutto c’è da dire che sono madre anche nella realtà, alle prese con una figlia pre-adolescente, e sicuramente questo mi aiuta a capire certe dinamiche che caratterizzano il rapporto madre-figlia. In “Eclissi” c’è un legame quasi simbiotico tra le due, dato anche dal fatto che la figura paterna non è pienamente presente, ma questo legame comincia a incrinarsi quando il castello di carte sul quale la donna ha costruito la sua vita viene meno. Quando scelgo di interpretare un ruolo, la prima cosa che faccio è analizzare cosa spinge il personaggio ad agire in un certo modo, qual è il suo bisogno primario; una volta compreso questo tutto il resto viene quasi da sè.

 

In questo rapporto madre-figlia che ruolo gioca il contesto sociale?

Il contesto sociale in questa storia è determinante, non a caso abbiamo deciso di debuttare al teatro Tor Bella Monaca che si trova appunto in un quartiere notoriamente difficile, almeno fino a qualche anno fa; le protagoniste abitano in una casa popolare, conoscono il peso del disagio non solo economico ma anche psicologico fatto di rinunce soprattutto da parte della madre. Quest’ultima vede nella figlia, studentessa e ragazza modello, la possibilità di un riscatto nei confronti di una esistenza che non le ha fatto sconti, esistenza le cui scelte sono state dettate dall’indigenza economica ma forse anche, o ancor di più, da una povertà intellettuale.

 

Puoi dirci qualcosa sulla tua collaborazione con Carmen Di Marzo?

Con Carmen ci conosciamo da tantissimi anni e sebbene siamo persone molto diverse, condividiamo la stessa visione del lavoro, spesso andiamo a teatro insieme e il confronto che ne segue è sempre molto stimolante. Dopo tanti anni di amicizia si è materializzata la possibilità di una collaborazione: mi ha proposto “Eclissi”, il suo primo testo da autrice, che sono stata felice di accettare, anche in veste di produttrice con il supporto dell’associazione “il Teatro di Alice” di cui sono fondatrice insieme a Elettra Zeppi e Walter Del Greco, che ringrazio per il sostegno.

 

Oltre che come attrice lavori anche come regista. L’esperienza che hai nella regia come influisce nel tuo essere attrice?

La regia mi appassiona moltissimo, anche se le responsabilità sono decisamente maggiori di quando sei solo uno degli interpreti. Ed è proprio perché ho acquisito questa consapevolezza che sono molto più attenta, per esempio, a come mi pongo quando sono diretta da qualcun altro, cerco sempre di mettermi in una condizione di ascolto per far sì che chi mi sta dirigendo in quel momento abbia tra le mani uno strumento che riesca a modellare senza troppi sforzi.
L’altro lato della medaglia però è che qualche volta può innescarsi un conflitto interno, perché inevitabilmente guardi i tuoi compagni di scena con un occhio registico e devi sforzarti di restare concentrato sul tuo personaggio senza farti distrarre magari da un’intuizione che vorresti suggerire. Insomma non è proprio semplicissimo!

 

Dopo “Eclissi” hai in cantiere qualche nuovo progetto?

In questo momento sto seguendo le varie presentazioni di un bellissimo progetto girato la scorsa estate, un docu-film realizzato con il supporto della Film Commission Calabria, dal titolo “Anna Maria Ortese: viaggio in Calabria”, nel quale interpreto appunto la protagonista, per la regia di Matteo Scarfò. Matteo è un appassionato di fantascienza come me e in questo senso stiamo anche lavorando a una nuova sceneggiatura. L’ultimo cortometraggio di genere che abbiamo realizzato nel 2021, “Pale blue dot: a story of two stargazers”, ad oggi ha vinto tantissimi premi in tutto il mondo.
Inoltre sto ristrutturando un piccolo spazio a Roma dove vorrei unire benessere, cultura, arte e spiritualità che sarà pronto per il prossimo settembre e… sarete invitati all’inaugurazione!

 

Giulio Laroni