Ma cos’è diventato il mondo? Generali che si confondono tra la folla vestiti da clochard per passare inosservati, guide spirituali che dello spirito conservano solo quello di sopravvivenza, autocrati autocertificati che abbandonano il popolo con la stessa rapidità con cui si auto-incoronano. Altro che esilio dorato: qui si scappa come conigli, riscoprendo improvvisamente l’istinto di conservazione. Possibile che si debba tornare indietro di secoli per trovare un capitano disposto a sacrificarsi per il proprio popolo, o almeno per le proprie idee? Siamo circondati da una classe dirigente che unisce la spacconeria del bulletto di periferia alla codardia dell’attore non protagonista. E ogni tanto qualcuno emerge dal pantano per ricordarcelo: Assad ieri, Khamenei oggi. Come belve accerchiate, queste figure nutrono l’aggressività di personaggi che sembrano usciti da un casting globale per una qualsiasi miniserie a fumetti. Prendiamo due nomi a caso: Netanyahu e Trump. Il loro eroismo è talmente moderno che farebbe impallidire Nembo Kid – ma al contrario. Non volano per salvare i deboli, ma per proteggere le multinazionali e i miliardari, salvo poi litigare come bambini al parco giochi. Musk insegna: “Mi avevi promesso otto bilioni di miliardi e invece me ne hai dati due di meno”. Nel frattempo, mentre ai popoli si sottraggono beni, libertà e dignità con la scusa della sicurezza e del progresso, le loro guide – spirituali o istituzionali – si dileguano alla chetichella. Chi può fugge, chi non può si traveste, chi resta mente. E da questa parte del mondo? L’Occidente non è da meno. Anche qui la democrazia sembra essersi presa una lunga vacanza, lasciando il potere a quelle leggendarie “eminenze grigie” che nominano ministri e parlamentari come si assegnano i ruoli in una soap opera. Gigino Di Maio ambasciatore europeo presso i Paesi arabi è solo la punta dell’iceberg. E quando si riuniscono i Grandi della Terra, chi rappresenta l’Europa appare spesso come l’ospite non invitato a un matrimonio. Von der Leyen e il suo staff: gente che entra in scena ma sembra sempre sul punto di essere tagliata nel montaggio. E Khamenei? È sparito. Si parla di successione accelerata, giusto in tempo per attutire la furia di Trump, ammorbidita da Netanyahu, che aveva sfiancato l’Iran a colpi di cannone per consegnare Teheran a Washington. Che ora può farne poltiglia a piacimento. Ma a parte le quattro bombe lanciate nelle ultime ore sarà davvero così? Chi difende il popolo iraniano? Di certo non chi lo guida, e nemmeno chi finge di farlo. Lo consegnano volentieri ai salvatori della finanza globale, gli stessi che si aggirano tra i dossier di guerra con lo sguardo calcolatore di chi compra start-up in saldo. Elon Musk ringrazia.
C’erano una volta Serse e i persiani. Ora restano solo i Khamenei. E alla prima sirena d’allarme, puff, si danno alla macchia. Altro che intrepide guide spirituali. Qui siamo alla saga dei conigli travestiti da leoni, per esaltare figure come Trump e Netanyahu che, coraggiosi come sono, dichiarano guerra ai morti. Gaza docet.