“Nessuno è al di sopra del diritto internazionale” diceva pochi giorni fa il ministro degli Esteri cinese Wang Yi alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco.
Ma Pechino non si è ancora apertamente schierata. La Cina fa l’equilibrista, da una parte insistendo sul dialogo, dall’altra avallando le “preoccupazioni di sicurezza legittime” della Russia sugli accordi di Minsk.
Pur senza sostenere esplicitamente le decisioni di Mosca, Pechino condanna il riconoscimento delle autoproclamate repubbliche popolari di Donetsk e Luhansk, come si legge nell’annuncio diramato appena conclusi i Giochi olimpici invernali.
Dopo il colloquio telefonico col segretario di Stato americano Antony Blinken, il ministro degli Esteri Wang Yi ha invitato tutte le parti coinvolte alla “moderazione”. Nel frattempo l’ambasciata cinese a Kiev raccomandava ai connazionali di “evitare le zone instabili” in Ucraina, pur senza spingerli a lasciare il Paese.
Intervenendo alla riunione d’emergenza del Consiglio di Sicurezza ONU, il rappresentante cinese Zhang Jun ha auspicato “soluzioni ragionevoli” che considerino le “preoccupazioni reciproche sulla base di uguaglianza e mutuo rispetto”.
Pechino, del resto, è celebre per i suoi costanti richiami ai principi di non interferenza e di rispetto dell’integrità territoriale, specialmente quando cerca di difendersi dalle accuse che la comunità internazionale gli rivolge su Hong Kong, Tibet, Xinjinag o Taiwan.
Una comunità internazionale da sempre preoccupata per quella non tanto velata aspirazione cinese di “una sola Cina” che Putin, da parte sua, ha pienamente accolto durante la visita ufficiale a Pechino, tre settimane fa.
Kolas Yotaka, portavoce della presidenza di Taiwan (considerata Pechino “provincia ribelle da riunificare”) ha definito “incoraggiante” per l’isola vedere l’ONU corse nel respingere le rivendicazioni imperiali russe sull’Ucraina.
Taiwan, infatti, spera che un giorno tutto il mondo respingerà allo stesso modo le rivendicazioni imperiali della Cina sul proprio territorio.
Insomma: se è vero che per la Cina sostenere un’invasione russa dell’Ucraina significherebbe danneggiare i rapporti già deteriorati con i Paesi occidentali, è anche vero che non può annientare le relazioni con Mosca. Perché ad oggi solo Putin può aiutarla a contrastare gli sforzi degli USA per bloccare la sua ascesa a potenza globale.
Senza dimenticare che fin dagli inizi della crisi ucraina Pechino si è unita a Mosca criticando ripetutamente Usa e Nato.
La Russia attualmente registra con la Cina il più alto volume di import/export rispetto a qualsiasi altra nazione. In particolare, i mercati delle materie prime (alluminio, nichel, rame, litio e palladio) potrebbero essere significativamente interrotti, causando un tale ulteriore aumento dei prezzi che aggraverebbe letalmente i già enormi problemi della catena di approvvigionamento cinese per le tecnologie critiche. Viceversa, in caso di sanzioni USA alla Russia, la Cina potrebbe offrire prestiti per coprire le entrate perse, aiutando Mosca sia a eludere il peso delle sanzioni sia a convalidare la propria influenza economica sulla Russia.
Eppure pochi giorni fa, in collegamento video alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco, Wang insisteva sull’importanza di “rispettare sovranità, indipendenza e integrità territoriale di ogni Paese”, Ucraina compresa.
Come un disco rotto. O come un equilibrista.
Intanto i media cinesi descrivono la crisi come “un’escalation voluta dalle provocazioni americana”. Hu Xijin, ex direttore del Global Times, sostiene che le mosse di Putin nel Donbass sono rivolte a “rompere lo stallo” nella crisi e “dimostrare la determinazione strategica internazionale della Russia”.
Dunque alla Cina oggi conviene sostenere la Russia sia sul piano emotivo che su quello funzionale, perché in futuro proprio Pechino avrà bisogno della comprensione e del sostegno di Mosca quando lotterà contro America e Europa per risolvere definitivamente la questione di Taiwan. Annettendola.
Tempi bui per la diplomazia? O non è forse, proprio la diplomazia, la somma espressione di equilibrio tra simulare e dissimulare, dire e omettere, temporeggiare e invadere?
Se così è, la Cina ne esce già vincitrice.