Abbiamo conosciuto la fantascienza nei film più spettacolari e l’abbiamo letta nei romanzi visionari del secolo scorso, come quelli pubblicati nella celebre collana Urania di Mondadori. Quelle immagini ci aiutavano a dimenticare le miserie del quotidiano, offrendo un senso di libertà. Le storie, invece, avevano la forza di elevarci, facendoci sentire parte di un universo più vasto. In fondo, la fantascienza è sempre stata una forma moderna di religione, capace di proporre un’idea di uguaglianza universale simile a quella che le fedi tradizionali attribuiscono a Dio.
Così abbiamo attraversato il Novecento, fino a un evento che trasformò l’immaginazione in realtà: lo sbarco sulla Luna nel 1969. Vent’anni dopo, nel 1989, nacque Internet, nella Silicon Valley. Un’altra rivoluzione, ancora più profonda, che aprì prospettive inedite per la democrazia. Ma non ne comprendemmo subito la portata. Eravamo ancora legati a un modo di pensare antico, abituati a leggere il mondo con gli “occhiali” del secolo scorso. Religioni e populismi non hanno colto la forza di questo cambiamento. Hanno continuato a opporre diritti e doveri, come se la democrazia fosse ancora quella degli equilibri istituzionali e delle élite. Anche loro, in fondo, hanno indossato quegli stessi occhiali. Nel frattempo, è toccato ancora una volta agli americani – maestri dell’illusione hollywoodiana con la saga di Guerre Stellari – il compito di riscrivere l’immaginario, cancellando il cupo realismo europeo e le sue corti ingiallite da ancien régime. Oggi le tappe del futuro sono già visibili. L’ingegneria medica rappresenta un presente che ha il sapore di domani. Curarsi grazie agli ospedali virtuali – come quello inaugurato a Viareggio – sarà presto la norma. Viaggiare senza guidare costerà meno che fare il pieno. Esplorare lo spazio potrebbe diventare più accessibile di una vacanza in riviera. Eppure, mentre la realtà accelera, la politica resta indietro. La nostra classe dirigente sembra ancora ancorata al Novecento. Sottovaluta la portata dei cambiamenti e continua ad immaginare che tutto si possa gestire con pochi uomini al comando. Che siano politici, oligarchi o multimiliardari, poco cambia. Con tutto il rispetto non si può dire che figure come Trump o quel ‘sanguinario’ di Netanyahu stiano offrendo oggi una visione capace di guidare le società verso il futuro.