Emmanuel Macron torna con il suo solito volto truccato e perbenista. È la vecchia immagine della Sinistra francese e il vecchio prodotto dell’élite globalista mai rivisitato e studiato. La Francia è un Paese che ama le manifestazioni ma detesta il cambiamento, soprattutto in un momento di paura dovuta alla mondializzazione e al cambiamento climatico al covid e alla guerra in corso in Ucraina. Macron non riesce a mediare con Putin. Non è il suo punto forte la mediazione.
Per lui, il conflitto con l’Islam in Europa è colpa di un modello sociale sbagliato e il terrorismo islamista è mancanza di opportunità economiche.
Macron è a favore dell’immigrazione e della Francia multiculturale. (Le tante contraddizioni di Emmanuel Macron visto i rapporti inclinati Parigi – Roma).
La Francia è il Paese occidentale con il sistema maggiormente redistributivo. Le proposte di Macron sulle pensioni non appaiono radicali agli occhi di molti osservatori. Macron, ha giocato il mandato con la madre di tutte le riforme. Emmanuel Macron vince per mancanza di alternative e non per l’adesione al suo progetto.
È ciò che dice il 60 per cento dei suoi stessi elettori. Vale a dire, lo detestano. 13 milioni di astenuti la rabbia sociale aumenta in quella Francia perbenista e guerrafondaia.
I francesi aspettano di vedere se farà una nuova riforma del mercato del lavoro, ricordando quella dell’anno scorso ha provocato forti e violente proteste.
La Riforma delle pensioni, che resta ancora nell’incertezza e quindi genera inquietudine, non è stata il solo elemento che ha fatto esplodere la protesta. Sugli striscioni, «Macron violenza sociale e economica», «Combattere assieme o soffrire soli», «quando i poveri non avranno più niente da mangiare, mangeranno i ricchi», ma anche riferimenti a situazioni specifiche, dagli ospedali alla scuola e alle università.
La Francia continuerà a lottare con il suo cavallo di battaglia pronunciando eguaglianza, fratellanza e libertà?
Macron continua a pensare più agli interessi francesi e meno a quelli europei.