Il Fondo

La guerra in Ucraina e l’affare delle armi

Di Utagawa Kuniyoshi - Turnbull, Stephen (2003). 'Kawanakajima 1553-64: Samurai power struggle'. Oxford: Osprey Publishing., Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=12697192

Zelensky chiede un accordo a tavolino affinché la guerra contro l’invasore russo finisca al più presto. Ricordiamolo, era il 24 febbraio 2022 quando è cominciata: fra due mesi saranno tre anni. Nel frattempo sono morti centinaia di migliaia di soldati da ambo le parti, e il numero dei civili ucraini, come in tutte le guerre, verrà reso noto fra molto tempo. Oggi si chiede ciò che sarebbe dovuto avvenire quando tutto è iniziato, perché solo un folle, o una persona in malafede, poteva pensare che la potente macchina bellica russa sarebbe stata sconfitta. I Paesi produttori di armi hanno visto subito l’enorme opportunità di disfarsi del materiale bellico che avevano in magazzino, e al grido ottocentesco “si respinga l’invasore” hanno illuso l’Ucraina che il gigante russo si doveva e poteva respingere ad ogni costo. Ma si sa, l’unico vero costo di un conflitto sono le vite umane, carne da macello mandata a morire sui campi di battaglia con la scusa dell’onore. L’Ucraina è stata il più grande affare dalla Seconda Guerra Mondiale, poteva l’Occidente – carico di missili e cannoni – lasciarselo sfuggire? Giammai, un secondo dopo raccontava a Zelensky che l’invasore andava cacciato per evitare che le sue truppe varcassero i confini dei Paesi NATO. Tutte balle. Le guerre sono e restano sempre e solo un grande affare per coloro che lanciano il sasso e nascondono la mano, perché sono l’occasione per sperimentare nuovi cannoni, nuovi proiettili e nuovi metodi di distruzione che non conosceremo mai nella loro interezza. Delle cosiddette armi sporche, raccontate dal fronte della guerra bosniaca, dall’allora inviato Franco di Mare, a parte la testimonianza della sua contaminazione che lo ha portato alla morte, ancora si tenta di negare l’innegabile. Segreti di Stato. E quale occasione più grande di una guerra come quella ucraina ha offerto, e offre, ai produttori di morte tali opportunità? L’ipocrisia: “Aiutiamo un caro amico” è stato il grido dei Paesi d’Occidente che hanno fatto quadrato intorno allo sconosciuto Zelensky, sacrificando il benessere dei loro cittadini per una causa giusta. E vi pare che lo abbiano fatto gratuitamente? Da che mondo è mondo, nessuno ha mai fatto niente per niente, e a guerra finita ci sarà un’altra guerra: quella di dividersi le spoglie del perdente, avanzando crediti per la riedificazione del suo Paese, nel nostro caso l’Ucraina. Non si spreca nulla di una guerra, soprattutto la ricostruzione di ciò che è andato distrutto. E questo gli affaristi delle armi, ammanicati anche in quelle società, lo sanno bene.