Il Fondo

La lezione attuale di Formigoni

C’è un dato nella vicenda amara di Formigoni da cui ricavare una lezione attuale per l’oggi ed il domani. Mi riferisco ai suoi 18 anni ininterrotti alla guida della Regione Lombardia. Sì grazie anche a Formigoni la Lombardia è la più avanzata in Italia e tra le prime in Europa.Ai tempi del primo Bossi il disegno strategico leghista, per scrollarsi di dosso il peso e il freno di un arretrato sud, aveva ipotizzato la confluenza in una confederazione di tutte le regioni limitrofe di qua e di là delle Alpi,una delle tante ipotesi di un’Europa a più velocità. Un sogno che ritorna di quando in quando e che ora sotto altra veste riecheggia in alcune regioni che hanno promosso appositi referendum riproponendo la vecchia tesi autonomista-separatista di più risorse da assegnare a chi le produce. Ma questo è un film in corso di proiezione che proseguirà a lungo ed è la carta di riserva per seppellire e far nascere vecchie e nuove maggioranze. Tornando ai 18 anni di Formigoni alla guida del Pirellone bisogna dire che trova conferma la teoria degli inciampi giudiziari per chi non riesce più a liberarsi di antiche e nuove amicizie sempre più avide di risposte preferenziali in cambio dell’apporto dato negli appuntamenti elettorali.

Lo stesso Moro quando lanciò la sua ipotesi di lavorare per una “democrazia matura” dell’alternanza sempre in un quadro di alleanze internazionali collaudate prospettava l’urgenza per la stessa DC di scrollarsi di dosso i veleni di un ininterrotto esercizio del potere, proprio in forza di un periodo di opposizione come in tutte le democrazie dell’alternanza. In sintesi conviene che stacchino la spina del governo ed i suoi cortocircuiti per riproporsi rinnovati alla guida del Paese. Tornando a Formigoni ed all’usura provocata dalla gestione della Regione vale la pena ricordare che, non meno di due volte verso la scadenza della presidenza della Regione, Formigoni ha manifestato l’intento di passare al livello nazionale anche per mettersi in pista per un ‘eventuale successione al Cavaliere. Tutte le volte lo stato maggiore di FI si è adoperato perché rinunciasse al suo intento adducendo il motivo della difficoltà di un successore di comune gradimento e soprattutto di non turbare gli equilibri all’interno del centrodestra nella regione. Inutilmente in queste occasioni inascoltato, in quanto il problema rivestiva una rilevanza nazionale, ho fatto rilevare che c’era modo di passare il testimone in corso d’opera senza traumi mettendo alla prova nella legislatura in corso il suo successore. La regione infatti, grazie alla sua autonomia statutaria, può aggirare l’ostacolo, vera e propria barriera istituzionale, che prevede col venir meno del vertice l’azzeramento dell’Assemblea regionale. Tra le tante opzioni possibili la previsione che, a partire dal secondo mandato, per non bloccare l’osmosi di classe dirigente, è consentito l’avvicendamento con l’introduzione della sfiducia costruttiva da estendere dallo stato delle autonomie e al livello centrale. Tralascio le altre ipotesi a partire dal modello americano che per l’esecutivo prevede un ticket per evitare vuoti di potere. Fatto sta che Formigoni è rimasto impagliato troppo a lungo al Pirellone con tutto ciò che n’è seguito fino alla umiliante condanna. Oggi si presenta una situazione che ha molte analogie ed è il caso di Zingaretti Presidente del Lazio e candidato a segretario nazionale del PD.

Due responsabilità, ciascuna delle quali totalmente assorbente, e per quanto mi riguarda mi sono premurato già dalla scorsa legislatura di suggerire di introdurre una modifica statutaria nella direzione illustrata in precedenza. Procedere a fari spenti,mantenendo la carica formale di Presidente e scaricare tutto su di un vicepresidente, Smeriglio o altro che sia, in una situazione numerica da anatra zoppa, non avendo un’autonoma maggioranza, potrebbe stimolare mozioni di sfiducia e riservare amare sorprese Invece chi sapesse affrontare e risolvere il problema concorrerebbe a quell’osmosi di classe dirigente dal basso verso l’alto che caratterizza le democrazie mature che attingono a piene mani alla scuola delle autonomie locali, struttura formativa per eccellenza per garantire competenza e passione nel servire il Paese.

Roca