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La resa dei conti: Salvini chiede il Ministero dell’Interno

La recente sentenza di Palermo che ha assolto Matteo Salvini con la formula “Il fatto non sussiste” pone fine a cinque anni di disonore. L’uomo che ha difeso i confini della Patria ora chiede di essere reintegrato nel suo vecchio ruolo di Ministro dell’Interno. Non dimentichiamo che il Pubblico Ministero aveva chiesto sei anni di pena per la grave accusa di sequestro di persona, legata ai noti fatti della Open Arms. Non è chiaro se Salvini desideri realmente tornare al suo precedente incarico o se veda questa richiesta come un mezzo per riabilitarsi politicamente agli occhi dell’opinione pubblica, dopo anni di accuse e controversie. Potrebbe anche essere che, una volta ottenuto il reintegro, torni a concentrarsi a tempo pieno sulla Lega per ritrovare i fasti di un tempo grazie alla sua contrarietà all’immigrazione indiscriminata. Quello che è certo è la sua determinazione ad ottenere giustizia e, soprattutto, a chiudere la vicenda con onore. E per lui, questo è possibile solo tornando al Ministero dell’Interno. Non credo che negli ultimi anni sia stato facile sopportare la pressione mediatica, nonostante l’affermazione della coalizione di Centrodestra alle ultime elezioni politiche ed europee. Ciò che non ci convince non è tanto la sua richiesta di un riscatto morale, quanto piuttosto l’intento di tornare in “carica” per riprendere la sua vecchia battaglia contro le donne, gli uomini e i bambini che attraversano il mare spinti dalla disperazione. Se ci fosse un gesto di generosità da parte sua, saremmo disposti a comprendere meglio le sue pretese. Nessuno gli chiede di non difendere i confini italiani, ma solo di accogliere quei “pellegrini” che, come accade in molte parti del mondo, fuggono dalla guerra e dalla violenza. Basti pensare a chi scappa dalle mitragliatrici israeliane, cercando di salvare i propri figli dalle stragi. Papa Francesco definisce questa situazione con le parole “quanta crudeltà”. Se Salvini fosse disposto a fare un passo verso un’accoglienza più umana per coloro che cercano una vita migliore, non avremmo dubbi a sostenerlo nel suo riscatto e nel ritorno al Ministero dell’Interno. Ma a queste condizioni, la richiesta del Vice Presidente del Consiglio di riprendere il suo posto al dicastero dell’Interno per “ricacciare in mare” chi cerca pace appare inaccettabile. Se dimostrasse, invece, una visione più umanitaria, saremmo pronti a comprendere il desiderio di riscattare se stesso e il suo onore. Naturalmente, a condizione che il nuovo incarico non diventi un pretesto per una inopportuna “resa dei conti”.