È risaputo che le corti sono sempre state più ricche del re, ma defilate dal potere di governo. In tempi moderni, i grandi imprenditori, mai impegnati in politica e sempre filogovernativi, si godevano i loro averi senza interferire con “essa”, rispettando i ruoli affinché le democrazie potessero svolgere al meglio il loro compito di mediazione in una società ingenerosa. Anche questo era noto. Tuttavia, con la caduta del muro di Berlino e l’avvento rivoluzionario di Internet, qualcosa è cambiato. Alcuni grandi imprenditori, al grido di “salviamo la Patria dal comunismo”, si sono messi in politica e non ne sono più usciti, ribaltando una tradizione che teneva in equilibrio i poteri dello Stato. In America, già negli anni Sessanta, i rampolli della famiglia Kennedy, ricchi editori, finanzieri e imprenditori, conquistarono nuovi orizzonti politici, lasciando un’impronta indelebile nella storia di quei tempi. In Italia, nei primi anni Novanta, fu Berlusconi, sempre nel campo dell’editoria, a segnare l’inizio di una rivoluzione che colse impreparata una politica un po’ gattopardesca, che non aveva minimamente considerato il possibile cambiamento. Da quel momento è iniziato uno scontro titanico tra “il bene e il male”, con l’illusione di un mutamento che non è mai arrivato. Anzi, si è spalancata la porta al grido “tutto ciò che è privato è bello”, lasciando scoperta la parte più svantaggiata del Paese. Ora, per tornare al titolo e all’America, paese all’avanguardia in tutti i campi, bisogna riflettere su quel vento di protagonismo personale che non ha mai giovato alle democrazie, dove la cooperazione tra i poteri dello Stato è chiamata ad equilibrare e difendere i diritti dei cittadini. Altrimenti, che democrazia sarebbe sotto un leader ricco e famoso, idolo delle folle più sfrenate? Non penso alla rinascita delle dittature, almeno in Occidente, ma ad una sorta di “democrazia liberale, ma anche illiberale” guidata da vertici politici intoccabili, che ricalchi le esperienze di paesi dove, in un gioco di parole, c’è democrazia, ma anche non c’è. Paesi come la Turchia di Erdogan o la Russia di Putin. L’idea che un genio come Elon Musk, ad esempio, possa sponsorizzare un partito in Europa o gestire il potere politico in America mi inquieta. Ora, lui, non essendo nato negli Stati Uniti, con la Costituzione vigente non potrà mai competere per la Casa Bianca. Tuttavia, è anche vero che quella Costituzione è stata modificata 27 volte e, con il potere numerico istituzionale di Donald Trump, così assoluto, potrebbe diventare propizio tentare di modificarla una ventottesima volta, inserendo, inoltre, la possibilità di un terzo mandato. Parole, solo parole, le mie, di un profano che osserva con apprensione come le cose stiano precipitando alla fine di questo primo quarto di secolo, dove sembra che i ricchi vogliano metterci la faccia e…governare il pianeta e dintorni. Mi riferisco agli “intoccabili”, figli della Rete e del nuovo ordine democratico che si sta formando.
La Rete e il nuovo ordine democratico