Tutti stanno giocando alla roulette russa sapendo che prima o poi il colpo partirà e ci sarà un morto. Voglio credere che ne siano consapevoli. Voglio sperare che, all’ultimo momento prima di uscire dalle acque internazionali, i rappresentanti dei quaranta Paesi coinvolti capiscano di aver già compiuto qualcosa di straordinario: che abbiano dato voce a un’esasperazione globale di fronte alle continue violazioni del diritto internazionale da parte di Israele. Che, mettendo a rischio la propria vita, abbiano dimostrato quanto sia urgente cambiare rotta. Fosse solo per questo, tutti noi e il popolo palestinese dovremmo essere grati ai coraggiosi “marinai” della Flotilla. Ma ora è il momento di fermarsi, di fare marcia indietro, di uscire dalla logica della guerra. Perché il gioco della roulette russa ha una regola spietata: nessuno sa quando il proiettile partirà. E, se partirà, non sarà colpa del destino, ma di una classe dirigente impreparata – una classe che non conosce né le regole della diplomazia né quelle della guerra. Nessuna intelligence potrà fermare la pallottola che accenderà la miccia. E nessuno potrà dire di non averlo previsto.
Intorno al conflitto si è creata un’economia parallela che non si può più contenere: a Gaza, a Kiev, in decine di altri teatri di guerra. Gli interessi in gioco sono enormi. Tutto si concentra in quel singolo proiettile metaforico che oggi gira nel tamburo della pistola puntata su Gaza. I protagonisti sono volontari. Civili. Coraggiosi. La Flotilla non è solo un gesto simbolico: è una sfida al potere, è una denuncia. Ma anche loro devono fermarsi. I cecchini del mondo intero sono pronti. Non sbaglieranno il bersaglio. E se un solo colpo partirà, la missione finirà in tragedia, con tutto il suo valore trasformato in errore, in un sacrificio evitabile. Eppure, un successo la Flotilla lo ha già ottenuto: ha attirato l’attenzione, ha scosso coscienze, ha fatto riflettere. Ma da adesso in poi tutto dipende da chi ha il potere di fermare il gioco. Se ci sarà un morto non sarà colpa del fato, ma di coloro che non hanno avuto il coraggio di fermarsi prima, di trattare, di scegliere la politica al posto dell’arma. La roulette russa è già iniziata. Tocca a chi governa decidere: tirare il grilletto o riporre la pistola.