- La sinistra, se vuole tornare a essere una forza di governo e di trasformazione della società, deve recuperare il valore della responsabilità
Ieri sera, seguendo 4 di Sera, condotto da Paolo Del Debbio su Rete 4, mi hanno particolarmente colpito alcune riflessioni di Francesco Verderami. Un giornalista sempre brillante nelle analisi, capace di leggere con lucidità le trasformazioni della politica e della società, andando oltre le semplificazioni del dibattito quotidiano.
Verderami ha richiamato un tema che considero centrale per il futuro della politica italiana e, soprattutto, della sinistra: il rapporto tra diritti e doveri. Non possono esistere diritti senza doveri, così come non possono esserci doveri senza diritti.
È una questione apparentemente semplice, quasi scontata. Eppure rappresenta uno dei grandi nodi irrisolti del dibattito pubblico.
Per troppo tempo abbiamo assistito a una contrapposizione artificiale. Da una parte chi rivendica i diritti, dall’altra chi richiama i doveri. Come se fossero due mondi inconciliabili, due sensibilità politiche destinate a non incontrarsi.
Non è così. E soprattutto non dovrebbe esserlo per la sinistra.
La sinistra, se vuole tornare a essere una forza di governo e di trasformazione della società, deve recuperare il valore della responsabilità. Deve difendere le libertà individuali, i diritti civili e sociali, ma deve anche avere il coraggio di parlare di merito, legalità, rispetto delle regole, impegno e responsabilità verso la comunità.
Non c’è nulla di conservatore nel chiedere il rispetto dei doveri. Al contrario, è profondamente progressista immaginare una società nella quale ciascuno contribuisca, secondo le proprie possibilità, al benessere collettivo.
Il diritto alla salute deve accompagnarsi alla responsabilità di difendere la sanità pubblica. Il diritto all’istruzione richiede una scuola che garantisca opportunità, ma che sappia anche valorizzare l’impegno. Il diritto al lavoro non può essere separato dalla dignità del lavoro stesso, dal rispetto delle regole e dalla responsabilità delle imprese.
E la libertà individuale, che resta una conquista irrinunciabile, trova il proprio limite nel rispetto della libertà degli altri.
È su questa impostazione che, con Enzo Maraio, abbiamo voluto caratterizzare l’ultimo congresso nazionale del PSI, svoltosi a Napoli, scegliendo una definizione precisa: “La sinistra dei diritti e dei doveri”.
Non uno slogan congressuale, ma una scelta di campo culturale. Una visione che oggi accompagna il percorso politico di Avanti PSI.
Perché il problema della sinistra non è soltanto recuperare consensi. È recuperare una capacità di interpretare la società nella sua interezza, senza rinchiudersi in categorie ideologiche, senza parlare soltanto a una parte del Paese.
Una sinistra moderna deve saper rappresentare chi chiede nuovi diritti, ma anche chi pretende sicurezza. Chi rivendica libertà, ma anche chi domanda regole certe. Chi cerca protezione sociale, ma anche chi vuole essere premiato per il proprio impegno. Non sono contraddizioni. Sono le diverse esigenze di una società complessa.
Il socialismo riformista ha una tradizione importante proprio in questa capacità di tenere insieme libertà e giustizia sociale, individuo e comunità, emancipazione e responsabilità.
Le parole di Verderami mi hanno colpito perché riportano il confronto politico su questo terreno, lontano dalle semplificazioni e dalle contrapposizioni quotidiane. La sinistra non deve scegliere tra diritti e doveri. Deve avere l’ambizione di rappresentarli entrambi.
È da qui che può nascere una proposta politica nuova, credibile e capace di parlare anche a chi oggi non si riconosce più nella sinistra.