Il Fondo

L’abbuono Draghi a chi svetta

L’effetto generale dell’astensione: parte dei diversi e dei contrari si son detti: “Non possiamo votare contro noi stessi! La posta è troppo alta!” La riprova in grande l’avremo a Roma come a Siena! Ammesso e parzialmente concesso che l’ala governatoriale dei 5stelle alleata con Zingaretti in Regione non si sia spesa per la Raggi, dopo il risultato senza più riserve ritengo che vorrà fare da traino ad una più stretta alleanza secondo la linea nazionale col PD e fare di necessità virtù. Già il divario tra Gualtieri e Michetti è colmato. A questo punto scatta lo stesso riflesso condizionato nazionale: “Chi ci può salvare dal Covid e dalla crisi economica? C’è una sola porta a cui bussare peraltro già spalancata!
L’abbuono-Draghi è scattato in qualche misura anche a Milano se con la minore affluenza Sala ha registrato una marcata crescita in più rispetto alle pur rosee previsioni. L’effetto traino di Milano si farà sentire anche a Torino ed in parte l’abbuono-Draghi già si è fatto sentire al primo turno con Lo Russo che ha preceduto il centro-destra dato per prevalente per l’astiosa contrapposizione grillina contro il PD. A mio avviso Milano chiama Torino per un rilancio in grande dell’asse Milamo-Torino, molto più di un Mi-To in un Europa molto più solidale. A questo punto s’apre per il PD e i suoi più fedeli alleati in Italia e in Europa come il PSI un’autostrada quella della riforma costituzionale attraverso un’Assemblea Costituente, più volte caldeggiata e sostenuta ultimamente anche dalla Fonazione Einaudi con adesioni trasversali. L’ultimo strappo di Salvini seguito stavolta dall’assenza della delegazione leghista alla cabina di regia ed alla riunione di governo si presta, a parer mio, ad un calcolo lungimirante di Giorgetti e dei suoi governatori di non offrire alibi a Salvini di dirottare le responsabilità della sua sconfitta sull’altra componente del partito. Un’apparente solidarietà di due settimane e poi la resa interna dei conti. Meglio se il confronto-scontro avvenga in campo aperto e in un confronto a tutto tondo ed i sovranisti allo scoperto delle loro vere intenzioni. Sembrava azzardato il calcolo di Letta di resistere alle sirene del proporzionale e perseguire un maggioritario tra due fronti affini al loro interno in grado di governare. Ciò non toglie affatto che per un’altra legislatura si costruisca intorno a Draghi una maggioranza di unità nazionale che riconosca affinità di fondo e lealtà di rapporti.