Opinioni e commenti

Le date della Storia

Ci sono date che rimangono consegnate alla storia, scandendone il divenire: esse vanno celebrate al fine di coltivare nel popolo la coscienza del comune passato storico.
La data del 2 giugno 1946 (instaurazione della Repubblica) e quella del 1°gennaio 1948 (entrata in vigore della Costituzione) sono particolarmente significative perché hanno segnato la nascita di qualcosa che ha continuato a vivere, che sono vive ed hanno un futuro.
Questo ci sollecita ad un grande impegno comune, per porre in luce i principi ed i valori, intorno ai quali si è venuta radicando e consolidando l’adesione di grandi masse di cittadini di ogni provenienza sociale e di ogni ascendenza ideologica o culturale al patto fondamentale della nostra vita democratica. Quei principi e quei valori vanno quotidianamente rivissuti e riaffermati, soprattutto quelli morali; che si esprimono nei diritti e nei doveri “inderogabili” di solidarietà politica, economica e sociale; che vanno sollecitati da leggi e da scelte di governo, ma che, ancor più, devono tradursi in comportamenti individuali e collettivi.
La “democrazia” si costruisce tutti i giorni nelle coscienze, nelle culture, nelle istituzioni.
Limitare il senso della scelta repubblicana ad un particolare assetto dell’organizzazione di governo è riduttivo; si tratta piuttosto di un orizzonte ideale a cui si ricollega una tavola di valori etici condivisi, da cui discendono i principi di diritto.

Il sistema democratico italiano si lega indissolubilmente alla Costituzione, in quanto questa si volge a realizzare una democrazia sociale, fondata sull’uguaglianza sostanziale, in cui assume centralità il lavoro, come mezzo di realizzazione dell’individuo.
La democrazia sociale è una democrazia che si propone come fine quello di trasformare la società, ridistribuendo le risorse, sviluppando il modello di “welfare state” (art.41 Cost. che assoggetta l’attività economica privata alla funzione sociale). La parola “Repubblica” viene così ad assumere un significato universale, quello di “comunità politica fondata sul diritto-dovere all’autodeterminazione”, ben al di là, quindi, della mera descrizione di una delle forme dello Stato possibili.
Infatti, nelle più importanti esperienze dell’età moderna e contemporanea l’instaurazione della Repubblica ha rappresentato lo sbocco naturale, sul piano istituzionale, del trionfo degli ideali politici di libertà e di uguaglianza (Stati Uniti, Francia, ecc…); ha fissato i diritti di libertà politica, religiosa, di pensiero, di proprietà, nonché la parità delle garanzie giuridiche per tutti i cittadini, e, ispirandosi al concetto di libertà, ha introdotto i concetti di uguaglianza e di sovranità popolare, stabilendo diritti e doveri, regole ed equilibri.

L’istituzione repubblicana fu adottata in Italia con il referendum popolare del 2 giugno 1946; così l’Assemblea Costituente fu vincolata al carattere repubblicano da dare al nuovo ordinamento, recepito dall’art.1 Cost., norma che diventò sin da subito “pietra angolare” dell’intero ordinamento: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”
Proprio perché la Costituzione si candida naturalmente a proiettarsi oltre le contingenze e le variabili tendenze politiche ed a valere nei decenni e nei secoli, deve presentare una struttura regolativa aperta, flessibile, per poter reagire dinamicamente al mutare dei contesti storico-sociali, nei quali calare i precetti normativi.
I primi tre articoli della Costituzione sono basati su: LAVORO, DIRITTI, EGUAGLIANZA, percepiti come condizioni imprescindibili di ogni regime autenticamente repubblicano, che rinnovano la loro promessa di emancipazione individuale, di sviluppo integrale della persona, pur con sfumature e possibilità applicative nuove, adeguate ai tempi.

Da quanto si è detto, appare chiaro che le norme costituzionali non sono congegni tecnici, ma vanno intese come elementi della cultura, come il segno di una civiltà, di un certo livello di elaborazione dei valori e dei principi etico-morali diffusi in una comunità politica.
La nostra cultura ci impegna, oggi quanto ieri, a lottare perché si irrobustisca il sistema delle tutele e delle garanzie a salvaguardia dei cittadini più bisognosi e più deboli.

Con il Referendum dell’8-9 giugno prossimi, siamo fortemente impegnati a far uscire dalle urne 5 SÌ e, subito dopo, ci impegneremo a determinare un corso politico coerente.
LE RAGIONI DEL SÌ
Questo Referendum abrogativo della’8-9 giugno rappresenta una buona occasione per imprimere una svolta politica al nostro Paese, al fine di costruire un modello di società più giusta, più equa, più inclusiva, dove ai diritti sociali corrispondano più estesi e più saldi diritti civili.
Dei 5 quesiti referendari abrogativi, 4 riguardano il LAVORO, 1 la CITTADINANZA. Tutti mirano a rafforzare le “tutele” per chi oggi non ne gode o ne gode meno degli altri.
I 4 relativi al LAVORO sono finalizzati a rafforzare i diritti dei lavoratori nei confronti dei datori di lavoro:
1° Diritto del lavoratore a non essere licenziato illegittimamente.
2° Licenziamento e risarcimento: si chiede di eliminare il tetto massimo di 6-14 mensilità per il risarcimento previsto nelle imprese con meno di sedici dipendenti.
3° Attraverso l’obbligo per i datori di lavoro di indicare sempre la causale nei contratti a t.d., si chiede di limitare la pratica del ricatto e la condizione di precarietà.
4° Estensione delle responsabilità, in caso di incidenti, all’impresa appaltatrice.
Con il 5°, riguardante la CITTADINANZA, si chiede di dimezzare da 10 a 5 anni il periodo di residenza legale in Italia degli extracomunitari maggiorenni, per ottenere la cittadinanza italiana. Ciò faciliterebbe l’accesso ai diritti in nome di quell’universalismo, fondamento dei diritti stessi che oggi viene ancora ignorato, per una più ampia integrazione, grazie alla quale soprattutto i GIOVANI possano sentirsi parte a pieno titolo della comunità medesima.

Di fronte ad una politica fin troppo sorda nei confronti della “giustizia sociale”, il Referendum offre ai cittadini l’opportunità di agire direttamente attraverso l’espressione di voto.

FRANCESCA FRISANO