Recentemente un incidente ha messo in tilt l’intera rete ferroviaria italiana: le Ferrovie dello Stato avevano affidato alcuni lavori nella centrale operativa di Roma ad una ditta esterna. Tuttavia, quasi certamente a causa di una distrazione, un dipendente ha piantato con energia un chiodo nel cuore pulsante di un cavo elettrico provocando il blocco di centinaia di treni, ore di ritardi e gettando decine di migliaia di passeggeri nel caos più totale. In questa situazione il ministro dei Trasporti Matteo Salvini è stato protagonista dell’informazione diventato, ancora una volta, il principale fornitore di dichiarazioni per i media; pensate, riuscendo addirittura a distogliere l’attenzione dalla crisi politica del Campo Largo causata dai contrasti tra Matteo Renzi e Giuseppe Conte. Salvini ha assicurato che verrà trovato il responsabile del danno e, con la sua tipica verve, il ministro ha offerto alla stampa materiale inaspettato per le prime pagine rendendosi disponibile a chiarire l’incidente con grande rapidità. Ora tutti attendono l’esito dell’inchiesta, soprattutto se dovesse emergere che l’operaio coinvolto sia un immigrato, scenario che sicuramente infiammerebbe i toni del nostro Matteo nazionale, sempre pronto a denunciare le presunte “minacce” legate al tema degli stranieri i quali, come gli italiani, per lavoro girano nei cantieri con il martello, i chiodi e il coraggio di piantarli nei conduttori più pericolosi: nel nostro caso, ferendo a morte il cavo ferroviario responsabile di aver inibito la regolare circolazione dei treni. In attesa che si chiarisca l’increscioso episodio, che ha colpito soprattutto i passeggeri, sarebbe opportuno riflettere sull’estrema dipendenza dai sistemi digitali. Pensate a “Alexa”, quell’assistente vocale che accende il forno mentre siete sul divano. Se il collegamento si interrompe, restate senza cena. Lo stesso vale per le auto elettriche, talmente complicate da scoraggiare perfino i ladri: dove troverebbero una stazione di ricarica dopo il furto, a casa del derubato? Insomma, siamo circondati da tecnologie che dovrebbero semplificarci la vita, ma per molti, soprattutto della precedente generazione, le cose si sono fatte più complesse. Se lo stesso incidente ferroviario fosse accaduto qualche decennio fa, un operaio con un semplice cacciavite avrebbe risolto tutto in pochi minuti. Oggi, invece, servono ingegneri, assistenti e tecnici con computer talmente sofisticati che vanno in tilt, fino a quando qualcuno, magari senza esperienza, avvita un bullone nel posto sbagliato. Ed ecco che, a causa di un chiodo piantato nel cuore pulsante di un cavo, la rete ferroviaria del Bel Paese va in difficoltà mettendo a dura prova la sua “arteria” principale!
Le rete ferroviaria appesa a un chiodo