L’Italia possiede due cose uniche: una cultura ininterrotta di oltre 2000 anni e il Made in Italy. Ed è stata solo per nostra responsabilità se non abbiamo ottimizzato la prima e promosso la seconda, nel senso che ci siamo messi a produrre acciaio piuttosto che avere le prime università al mondo sui temi dell’arte e del sapere. Inoltre, non ci siamo dotati di quelle infrastrutture periferiche che avrebbero permesso ai turisti di ammirare le nostre inconfondibili opere artistiche: la stessa Italia è un immenso museo a cielo aperto. Ma questo argomento ha riguardato tutti i governi che si sono succeduti da quel lontano 17 marzo 1861, e nessuno di loro ha mai ottimizzato il nostro ‘oro nero’ per il benessere dei cittadini: le strade sono sempre state tutte in salita. Abbiamo pensato bene di investire circa 100 miliardi di euro nella Fiat dal giorno della sua nascita al giorno della sua ‘fuga’, piuttosto che in progetti paesaggistici…senza costi di materie prime! Per Il Made in Italy vogliamo azzardare l’idea che gli italiani possano sperare in una presa di posizione del Governo nei confronti di quella Europa che abbiamo partecipato a fondare nel 1957. Un’Europa che deve riconoscere il valore delle nostre piccole e medie produzioni, senza vincoli burocratici, perché ne va della sopravvivenza degli italiani. Lasciamo, come peraltro abbiamo lasciato, la grande impresa agli altri Paesi del continente, ma riprendiamoci l’autonomia produttiva dei nostri avveniristici ‘maestri d’ascia’ che rappresentano l’orgoglio, la speranza e la vita economica italiana. La prima è l’alimentazione: perché mai dovremmo comperare la carne dagli americani quando ne abbiamo a volontà e di qualità migliore? Se producessimo cose dozzinali capisco sottoporsi alle regole di mercato, ma noi siamo unici nelle nostre particolarità. Lottiamo, quindi, dall’interno dell’Unione per tornare indietro rinegoziando quei trattati che così avventatamente sono stati firmati in passato. L’Europa, nel bene e nel male, non potrà mai fare a meno di noi: soprattutto oggi con Mario Draghi. La nostra cultura e il nostro raffinato artigianato contano quanto la grande impresa germanica e la bomba atomica francese, le quali hanno regolarmente approfittato di queste peculiarità per fare i loro interessi nell’Unione. Però in una cosa sono stati molto più bravi di noi: hanno lavorato rispettando le regole, e inviato a Bruxelles la migliore classe burocratica, armata di competenza e conoscenza delle lingue. Noi italiani, invece, abbiamo sempre inviato persone meno preparate che cercavano, e ancora cercano, di farsi capire gesticolando con le mani. Detto ciò, si può rimediare, anzi, dobbiamo rimediare: perché dove sta scritto che indietro non si torna!
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