Il Fondo

Lucca: il “caso Pertini” una vergogna italiana

Foto wikipedia Sandro Pertini, Presidente della Repubblica 1978 - 1985

Ha destato in queste ore profondo sconcerto il voto con il quale il consiglio comunale di Lucca ha bocciato la proposta di intitolare una via a Sandro Pertini.
“Abbiamo altre priorità” è la versione ufficiale, ” mai una via a Lucca per un partigiano” quella sentita nei corridoi, pronunciata da uno oggi in maggioranza, ieri in CasaPound. A palazzo qualcuno ha anche udito un vigoroso “a noi!”
La vicenda non è che l’ennesimo inquietante episodio figlio dell’ignoranza, dell’analfabetismo funzionale in cui versa il Paese. Un fatto reso più clamoroso dal luogo in cui si è verificato: la prospera e bella Lucca, città capoluogo di provincia in quella Toscana culla della lingua italiana.
Occorre ancora una volta interrogarci sul perché siamo arrivati a tanto. Un peso determinante lo ha certamente la subcultura della destra più becera, mai scomparsa e oggi rivitalizzata, ma anche a sinistra si individua qualche responsabilità.
Il luogo comune che identifica ormai, fra tanti, la Resistenza e l’essere partigiano come “cosa rossa” è difatti attribuibile alle mistificazioni dei revisionisti post fascisti, purtroppo alimentate anche dalle opposte narrazioni di una sinistra ortodossa, sovente al caviale, che hanno favorito l’equivoco.
È banale, ma purtroppo oggi necessario, ricordare che “partigiano” era colui che stava contro i nazifascisti.
Uomini, donne, civili, religiosi e militari. I membri dei partiti, tutti, dai monarchici ai comunisti passando per i cattolici, i repubblicani, i liberali, gli azionisti, i socialisti.
Tutti, perché il fascismo non era un’idea, un partito, era un crimine.
Ma di queste tante storie, che stavano dalla parte giusta, molte, da troppi, sono state rimosse, come quella socialista che fu, tra gli altri, anche di Sandro Pertini.
Se Lucca nega a Sandro, Presidente Partigiano, una strada con l’oscena ratifica di un’assise comunale, non va dimenticato che la “sua” Savona solo in anni recenti, con l’amministrazione di centro destra guidata da Ilaria Caprioglio, ha trovato il tempo per intitolargli una piazza e dedicargli un monumento.
E nei commenti giustamente inorriditi di queste ore non pare trovarsi, nelle varie testate, alcun richiamo a quella fede politica per la quale Pertini scrisse, anche alla madre, essere disposto a sacrificare la propria vita.
La cosa purtroppo non stupisce perché vale per tanti, a cominciare da Matteotti, per non parlare di Carlo Rosselli: i più grandi campioni dell’antifascismo.
A Lucca l’amministrazione ha poche scuse, si deve solo vergognare.
A Roma, al governo, qualcuno è obbligato a stigmatizzare. Fosse solo perché la sua legittimazione è data dalla Costituzione democratica figlia della Resistenza.
Nel Paese, affinché non si continui a coltivare l’idiozia, a giustificare l’ignoranza, talora addirittura a celebrarla, si provi a ripartire da capo, a cominciare dalla scuola.
Ai giovani d’oggi, forse disorientati ma pur sempre curiosi, si insegni la storia e lo si faccia per bene.
Perché i giovani capiscono e sono il nostro futuro.
E a Sandro Pertini piacerebbe, c’è da esserne certi.

 

Fabio Natta

Segreteria Nazionale EELL PSI

 

Leggi anche