“Per anni l’Unione Europea ha creduto che la dimensione economica, con 450 milioni di consumatori, portasse con sé potere geopolitico e nelle relazioni commerciali internazionali. Quest’anno, il 2025, sarà ricordato come l’anno in cui questa illusione è evaporata”.
Con queste chiare e decise parole Mario Draghi ha iniziato pochi giorni fa il suo intervento all’annuale Meeting di Comunione e Liberazione a Rimini. Un duro monito che viene da un uomo il cui cruscotto politico è arricchito da decenni da molte relazioni internazionali. Ha voluto parlare ai giovani, per i quali l’Unione Europea, dopo 80 anni dalla fine della Seconda Guerra mondiale, è sì un dato di fatto ma spesso e volentieri visto con sospetto e, forse, con una certa diffidenza. Draghi ha fatto capire loro che l’UE è sì una creatura fatta, ma da cui sarebbe per noi tutti esiziale tornare indietro, stante il confronto quotidiano che come europei viviamo in campo politico ed economico con grandi potenze quali gli Stati Uniti, la Russia e la Cina.
La UE conta 100 milioni di abitanti in più degli USA e 300 milioni in più della Russia. La nostra età media è di 44 anni, mentre negli USA è di 39 anni e in Russia di 40. Questi dati demografici ci aiutano a dare una fotografia che dovrebbe motivarci a credere di più nell’Unione continentale. Ma, come ben ha detto Draghi, sono dati che non sono più sufficienti per garantirci un futuro di benessere e di pace.
Ho sempre visto in Mario Draghi un uomo della concretezza, mai comunque isolata dai valori fondanti la nostra democrazia italiana ed europea. Con questo suo discorso egli ha alzato di molto l’asticella del confronto politico di questi nostri tempi. E lo ha fatto rivolgendosi giustamente ad una platea giovane, certamente appassionata verso la res pubblica, magari non completamente libera da certi schemi e pregiudizi, ma indiscutibilmente interessata al proprio futuro e per questo al domani anche della nostra Europa.
Draghi ha posto gli investimenti quale variabile indispensabile per ridare ai Popoli della UE un più equo benessere. Meno spesa corrente e più euro nella spesa in conto capitale: la sola che può dare lavoro, libertà e pace. Come? Aumentando il livello di istruzione media in tutti i 27 Paesi dell’Unione Europea, puntando su un’industria di sistema integrato europeo, tornando così come UE ai vertici mondiali dello sviluppo della tecnologia, costruendo un riconosciuto e forte esercito della UE rivolto alla difesa delle nostre indipendenza e democrazia, facendo sì che i talenti in ogni scienza rimangano tra di noi. Infine, facendo capire al mondo intero che l’autorevolezza e la credibilità del sistema politico, economico e sociale che con fatica 27 Nazioni hanno saputo costruire in parecchi decenni di storia, vive ed è tale anche e soprattutto per l’ampio patrimonio di valori, di conoscenze e di energie, anche militari, che per noi europei è inviolabile su ogni fronte.
Personalmente, avendo un figlio di 21 anni, conoscendo i suoi amici, le loro esperienze acquisite con la scuola e con i viaggi sin qui fatti, posso affermare che loro non capiscono e anzi avversano la guerra. E sono gli stessi giovani a cui si è rivolto con speranza, trasporto e cognizione di causa Mario Draghi pochi giorni fa a Rimini. E ha fatto molto bene. Li ha convinti, spero, che “c’è un debito cattivo e un debito buono” in ogni Nazione e, quindi, ancor più in un’Unione Europea.
La mia generazione ha vissuto il ‘68, ma nei decenni seguenti non ha saputo, forse non ha voluto, essere protagonista in maniera più incisiva innanzi alle troppe guerre a cui oggi assistiamo.
Il 7 dicembre del 1970, il Cancelliere tedesco occidentale Willy Brandt, in visita a Varsavia, si inginocchiò di fronte al Memoriale dedicato ai resistenti del ghetto di Varsavia. Un gesto tanto semplice quanto potente, che assume un grande valore ancora oggi. Un gesto che ben riassume l’opposizione ad ogni forma di violenza, di sopraffazione e di violazione di confini che l’UE dovrebbe far propria, promuovendo ad ogni livello la riconciliazione, l’uguaglianza e la pace. L’indipendenza, la libertà e la democrazia nell’Unione Europea e negli Stati a noi vicini, vanno difese con determinazione. Tutto ciò dipende molto e solo da noi.
Paolo Farinati