Emmanuel Macron desidera da tempo recarsi fisicamente a Kiev, togliersi la cravatta, indossare la tuta mimetica e offrire il suo petto per difendere il popolo ucraino martoriato dalla guerra. Intende bypassare il Parlamento europeo non perché abbia cambiato idea sull’Europa, ma perché la ritiene lenta nelle decisioni. Questo è l’altro motivo che, solo alcune ore fa, lo ha spinto a riunire in fretta alcuni leader della Comunità Europea, compresa la sua Presidente, a Parigi, al fine di intervenire sul processo di pace che Trump ha avviato dopo una telefonata con Putin, curiosamente senza coinvolgere, almeno nelle prime battute, Zelensky. Ed è qui che scatta l’idea di Macron di portare il suo esercito in aiuto all’Ucraina. Insomma, cerca spasmodicamente un ruolo nella controversa situazione che si è venuta a creare dopo che il tycoon, il 20 gennaio, si è accomodato alla Casa Bianca, dove Emmanuel sarà ospite nei prossimi giorni. Il suo attivismo politico e le continue telefonate fatte a Trump hanno suggerito a Donald di farla finita e ricevere di persona il presidente francese. Siamo tutti curiosi di capire le parole che riserverà all’ospite, soprattutto alla luce degli sproloqui usati solo nelle ultime ore contro il capo di Stato ucraino, o per dirla alla Trump, ex capo di Stato, viste le elezioni che avrebbero dovuto svolgersi l’anno scorso e rimandate a causa del coprifuoco che vige in Ucraina. A questo punto, se fossimo al Teatro Brancaccio di Roma, il pubblico inizierebbe a rumoreggiare gridando: “E la morale?” La morale ci ricorda l’attivismo francese che ha sempre cercato ruoli da protagonista nel mondo e non si è rassegnato a essere una semplice, seppur autorevole, comparsa nello scacchiere internazionale. L’occasione, questa volta, non si chiama Libia, ma Ucraina, e un’Europa intimorita dalla Brexit, che in questo momento vede nella Francia l’unica potenza nucleare dell’Unione battere i pugni sul tavolo perché non si sente, e non vuole, essere considerata come uno dei 27 paesi che la compongono. Aggiungo io, forse giustamente, perché la formula delle decisioni all’unanimità era sbagliata quando è stata deliberata, è sbagliata oggi e sarà sbagliata anche domani. Certo, da qui a mandare i soldati in territorio ucraino contro la Russia ce ne passa, anche perché non va dimenticato che i due precedenti tentativi di arrivare a San Pietroburgo sono finiti tragicamente. E forse la Russia non ne accetterebbe passivamente un terzo, accontentandosi di cacciare il conquistatore del momento, ma potrebbe decidere di invadere la Francia passando per la Polonia e la Germania, accantonando l’idea di saldare i conti con l’Ucraina. Fantapolitica? Naturalmente, anche se la teoria di noi europei è sempre stata quella di difendere Kiev per evitare che Putin potesse proseguire il suo cammino verso l’Europa. Ora non so se Macron ha ragione, ma vale la pena non mortificarlo più di tanto tenendolo a freno con i regolamenti dell’Unione, perché, almeno fino ad ora, come dicevamo, è l’unica e sola potenza nucleare che siede tra i banchi del Parlamento Europeo e, in caso di guerra, non gli darei, con tutto il rispetto, la stessa importanza almeno della metà dei paesi che compongono l’Unione.
Macron smania per mettere gli scarponi in terra d’Ucraina? Ascoltiamolo e non dileggiamolo dicendo che in Patria non conta più nulla. Non possiamo criticare Trump e poi imitarlo con parole fuori luogo.