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Macron insiste: la Russia è una minaccia per la Francia

Emmanuel Macron ha dichiarato che la Russia rappresenta una minaccia per la Francia, aggiungendo che la difesa europea dovrebbe concedere maggiore spazio alle singole potenze che la compongono. In termini più semplici, questo sembra giustificare possibili azioni militari contro la Russia in Ucraina, come mossa preventiva in attesa di una NATO al momento in standby e di un improbabile esercito della Comunità Europea che non è neppure stato concepito, figuriamoci realizzato! Il Presidente francese sta cercando da tempo di aggrapparsi all’unica possibilità che gli resta per arrivare alle prossime elezioni con un vantaggio, sperando in un “miracolo”. Per farlo, è disposto a scatenare il caos, proprio come fece un suo “poco” illustre predecessore, mettendo in difficoltà quei Paesi con cui aveva orchestrato l’aggressione alla Libia che portò alla morte di Gheddafi. Tra le tante preoccupazioni che affliggono l’Europa, non serviva certo un Macron provocatore, che prima riunisce – senza successo – pochi alleati a Parigi sotto la scusa della questione ucraina, e poi sembra pronto ad inviare i suoi soldati. Tuttavia, credo che l’Europa possieda: gli anticorpi necessari per superare gli eccessi istrionici di Emmanuel, la forza per sostenere Zelensky anche senza l’appoggio americano e l’autorevolezza affinché Putin non sottovaluti la sua capacità militare. Onde ciò accada, però, è necessaria l’urgenza di poter decidere a maggioranza semplice, senza rimanere impantanati nell’utopia dell’unanimità “costi quel che costi”. Se per arrivare a questo risultato alcuni Paesi dovessero decidere di ritirarsi, come accaduto con la Brexit, dovranno essere accompagnati all’uscita senza penalità, per facilitare il loro distacco e finalmente veleggiare verso Ventotene. In gioco c’è la sopravvivenza stessa dell’Europa. Va detto, però, che, riguardo alla Russia, non possiamo dimenticare che non è stata lei ad invadere la Francia e la Germania, ma furono i francesi e i tedeschi a dichiararle guerra nel tentativo di conquistarla, peraltro con risultati disastrosi. Non esistono esempi contrari. È evidente che senza un nemico da combattere non ci sono guerre, né gloria in una battaglia virtuale, e quindi nessun profitto per i “signori della guerra”. I reali di Francia dovrebbero farsene una ragione: l’Unione Europea deve rimanere salda nella diplomazia e nella non violenza, principi che, se praticati da chi ha storicamente più esperienza, sono altrettanto potenti. Macron, quindi, riponga le spade dei moschettieri e torni nei ranghi. Insieme agli altri Paesi fondatori, potrebbe addirittura guidare una rivoluzione, questa volta gandiana, per restituire all’Unione lo spirito del Manifesto di Ventotene, scritto con l’intento che mai più ci saremmo combattuti l’un l’altro, promuovendo solo le parole d’ordine: pace e prosperità, come accaduto negli ultimi ottant’anni. Macron, inoltre, dovrebbe smetterla di interrogare le fattucchiere, dichiarando che la Russia è una minaccia per la Francia. Solo cercando la verità potremo fare in modo che gli anni di benessere e di pace durino altri ottant’anni.