Sono molti i medici nati da genitori che hanno vissuto gli anni sessanta, genitori che si sono innamorati, sposati, e messo su famiglia grazie a Rita Pavone ed il suo instancabile ritornello ‘il ballo del mattone’. Ebbene, di quei tempi irripetibili alcune caratteristiche sono rimaste nel DNA dei lattanti nati in quel periodo; lattanti poi cresciuti ed infine dopo anni di studio diventati medici ai quali evidentemente è rimasto il ritmo del ballo della modernità che li ha portati a danzare non in maniera romantica come mamma e papà sull’intrigante mattone, ma in maniera più pragmatica, senza musica e forse anche un po’ cinica danzando ‘il ballo del gettone’. Infatti, dalle ultime indagini giornalistiche pare che la metà dei camici bianchi in attività presso le strutture pubbliche sia pronta a diventare gettonista lasciando le corsie e forse pure la medicina del territorio ad altri bravi professionisti…magari in arrivo dalla Regione Calabria dove sembra ne abbiano in abbondanza! Mah, vedremo. Ora dell’argomento specifico se ne parla esclusivamente in base ad un recente sondaggio che andiamo a sintetizzare. Ecco, pare che le percentuali maggiori dei camici bianchi disposti a lavorare a gettone siano state individuate nella fascia d’età al di sotto dei 35 anni: pensate, addirittura il 50%. Mentre sono un pò meno coloro che hanno un’età tra i 36 ed i 45 anni. La percentuale decisamente scende sopra i 50 anni. La cosa preoccupante, invece, sono i medici d’emergenza urgenza; infatti, ben oltre il 40% di loro lascerebbe il lavoro domani per fare il gettonista…altro che nobile professione, vogliono essere pagati meglio e sentirsi liberi di programmare una serata con gli amici! Questi giovani medici con gli stipendi che prendono non ci stanno più ad entrare in sala operatoria senza sapere quando escono. E il paziente agonizzante? Beh, ci penserà il collega che verrà a dargli il cambio! Cerchiamo di spiegarci meglio: sebbene uno dei motivi principali che spinge i camici bianchi verso le prestazioni a gettone offerte dalle cooperative sia una migliore retribuzione, in realtà per la maggioranza di questi sono altri gli aspetti che inducono a valutare la possibilità di lavorare con le coop: primo fra tutti, la certezza di poter gestire meglio il proprio tempo, di migliorare la qualità della propria vita, di avere maggiore autonomia e flessibilità, ma soprattutto di dover svolgere una quantità decisamente minore di compiti burocratici. Detto con maggior chiarezza credo che se non si valorizza la professione medica, adeguando gli stipendi alla media europea, migliorando le condizioni di lavoro in ospedale e dando concrete possibilità di carriera, tra poco tempo dovremo celebrare il funerale del Servizio Sanitario Nazionale. Cari lettori, a questo punto penso proprio che le criticità dei servizi ospedalieri non potranno essere risolte con il ritornello del ballo del gettone!!
Medici: Il ballo del gettone