Il Fondo

Medici punibili solo per colpa grave

L’obiettivo dichiarato è ridurre la cosiddetta medicina difensiva, cioè quell’eccesso di prescrizioni di esami e visite specialistiche che, secondo alcuni, contribuisce ad allungare le liste d’attesa.

In sostanza, si vorrebbe consentire ai medici di basare maggiormente le proprie decisioni sull’anamnesi e sulla valutazione clinica, senza il timore costante di conseguenze giudiziarie. Da cittadino e paziente, però, non posso fare a meno di chiedermi se il prezzo di questa scelta non ricada ancora una volta su chi si affida al sistema sanitario.

Se un medico decide di non prescrivere ulteriori accertamenti e commette un errore di valutazione, limitare la sua responsabilità penale ai soli casi di colpa grave significa ridurre le possibilità di tutela per il paziente e i suoi familiari. In altre parole, sembra che invece di rafforzare le garanzie offerte dalle strutture sanitarie, si chieda ai cittadini di accettare un rischio maggiore.

E questo viene giustificato anche con la necessità di affrontare il problema delle liste d’attesa, che a distanza di anni dalla pandemia continuano a essere attribuite agli effetti del Covid.

Non sorprende quindi che il ministro della Salute, Orazio Schillaci, e l’Anaao Assomed convergano sulla necessità di limitare la responsabilità penale dei medici ai casi di colpa grave per contrastare la medicina difensiva.

La riforma della responsabilità professionale è infatti tornata al centro del dibattito sanitario su un obiettivo preciso: circoscrivere la punibilità penale dei medici ai soli casi di colpa grave. Una linea sostenuta sia dal ministro sia dal principale sindacato della dirigenza medica del Servizio sanitario nazionale, che individuano nella medicina difensiva uno dei principali ostacoli al miglioramento delle condizioni di lavoro dei professionisti e all’attrattività della sanità pubblica. Schillaci ha confermato che il Governo sta lavorando a una revisione della normativa nell’ambito del disegno di legge sulle professioni sanitarie. L’intenzione è quella di rafforzare lo “scudo penale” per i medici, rendendoli perseguibili esclusivamente nei casi di colpa grave, pur mantenendo la valutazione delle singole circostanze. Secondo il ministro, questa misura potrebbe contribuire a trattenere i professionisti nel Servizio sanitario nazionale e a renderlo più attrattivo.

Dal canto suo, l’Anaao sostiene che l’attuale sistema continui ad alimentare la medicina difensiva, nonostante la grande maggioranza delle denunce non si concluda con una condanna. Secondo il sindacato, il 95% dei procedimenti avviati nei confronti dei medici termina senza accertare responsabilità penali.

Per l’organizzazione, il problema non riguarda soltanto la serenità dei professionisti, ma anche la capacità del Servizio sanitario nazionale di garantire cure appropriate. Quando ogni decisione clinica può trasformarsi in un potenziale contenzioso, sostengono i rappresentanti della categoria, aumenta il ricorso a esami e procedure prescritti più per cautela legale che per reale necessità medica. Da qui la richiesta di una riforma che consideri non solo l’atto medico, ma anche il contesto in cui viene svolto: carenze organizzative, disponibilità di risorse, situazioni d’urgenza e complessità dei casi clinici.

Resta però aperta una questione fondamentale: come trovare un equilibrio tra la tutela dei pazienti e la protezione dell’attività professionale dei sanitari? Sarà questo il vero banco di prova della riforma annunciata dal Governo.