L'editoriale

Meloni ingessata dai terrapiattisti della politica

La premier è preoccupata perché, oltre i sondaggi e nonostante il suo indiscusso fiuto politico, non riesce a quantificare quanti siano i terrapiattisti della politica collocati alla destra della destra.

E, soprattutto, quanto possano ingessare il suo progetto conservatore, quello che le permetterebbe di volare ben oltre il record che toccherà il 4 settembre, quando il suo sarà il governo più longevo della Repubblica.

Ma i cosiddetti no vax, no tutto, no perfino alle conquiste democratiche del Paese, quanti sono davvero? E, soprattutto, potrebbero consentirle di vincere a man bassa? Perché è vero che il potere è un collante di gran lunga più potente dell’Attak, ma fisiologicamente perderebbe una buona fascia dell’elettorato cattolico e moderato di Centrodestra.

Quello che non ama le fughe in avanti, che pretende rassicurazioni e che, pur essendo conservatore, non ha alcuna intenzione di mettere in discussione i pilastri europei e occidentali sui quali si regge la politica italiana. Senza considerare che questo regalo terrapiattista glielo ha fatto Salvini, tragicamente in buona fede. Da qui il comportamento della premier a sostegno sperticato di Kiev, più a parole che a fatti. Tanto è vero che ieri ha partecipato all’incontro dei volenterosi promosso da Zelensky in videoconferenza, perché impegnata altrove.

Una prudenza che dice molto più di mille dichiarazioni solenni: Meloni sa che, sul terreno della guerra, ogni passo può costarle consenso. Il problema, dunque, non è soltanto quanto pesino elettoralmente i terrapiattisti della politica, ma quanto siano capaci di condizionare l’agenda della destra. Perché una cosa è intercettare il malcontento, altra cosa è trasformarlo in una linea politica. E qui la premier deve fare i conti con una contraddizione tutt’altro che marginale: governare significa tenere insieme mondi diversi, mentre la radicalizzazione tende inevitabilmente a separarli.

Insomma, il nostro Primo Ministro, anche con una certa disinvoltura, sta camminando sui carboni accesi come un guru indiano. Da una parte deve evitare che la destra più radicale le scappi di mano; dall’altra non può permettersi di consegnarle il monopolio della protesta. Il suo progetto conservatore vive proprio in questo equilibrio: abbastanza destra per non perdere la destra, abbastanza governo per non perdere il Paese.

Ora la domanda è semplice, ma la risposta lo è molto meno: riuscirà Meloni a non bruciare il suo progetto politico e a superare l’ostacolo dei politici terrapiattisti senza farsi ingessare proprio da quelli che, a parole, vorrebbero farla volare più lontano?

Angelo Santoro