Il Fondo

Meloni, Macron e l’Expo

Sollecitato dal clamore e dall’eco per la visita in Francia del nostro Presidente del Consiglio mi sono immerso nella lettura dell’accordo di “cooperazione bilaterale rafforzata” tra Francia ed Italia del 26 Novembre 2021 per poterne scrivere. L’articolo è bipartisan in quanto l’accordo è stato firmato da Draghi appoggiato da PD, FI ed altri nel governo di unità nazionale ed ora gestito da FdI e tutto il centro destro per cui tutti hanno messo del loro.
La lettura, come immaginavo, è stata pesante in quanto infarcita da un mare di buoni propositi e di politicamente corretto a gogò. Già il titolo mette in crisi, infatti per essere rafforzata una cooperazione deve già esistere e non sembra che ci sia stato nessun precedente su cui costruire quest’altra cooperazione, questa volta rafforzata. Si parla, sempre nella premessa, di “alleanza strategica” ma qual è la strategia? Non lo si dice.
Ad un certo punto leggo: “L’accordo è così importante da far sì che trimestralmente un ministro italiano partecipa al Consiglio dei ministri francese e viceversa.” Ho sfogliato le agenzie da allora e non ho trovato chi e quando dei nostri ministri e viceversa abbia partecipato ai Consigli dei Ministri altrui. Subito dopo inizia il vademecum del politicamente corretto a livello internazionale: sicurezza, diritti umani, libertà fondamentali, democrazia, eguaglianza e Stato di diritto, pluralismo, no alla discriminazione, tolleranza, giustizia, solidarietà, parità di genere, pace, biodiversità, multilateralismo, cambiamento climatico ecc. ecc. tutte cose giuste, ma
poi si passa agli articoli che sono un mix di “volemose bene” ed “aspirazioni” piene di “ridondanze” altisonanti ma che mi è sembrato, oltretutto, contraddire volentieri la realtà empirica. La prima parte riguarda gli Affari Esteri dove si legge che “si consultano regolarmente con l’obiettivo di stabilire posizioni comuni e di agire congiuntamente su tutte le decisioni che tocchino i loro interessi comuni, incluso, ove possibile, nei formati plurilaterali a cui partecipa una delle due Parti.” dove quel “ove possibile” lascia il tutto sub iudice ad interpretazioni e quando si interpreta…………… Proseguendo “istituiscono meccanismi stabili di consultazioni…………. dei Segretari Generali, dei Direttori Politici e dei Direttori responsabili per l’Unione Europea e per gli affari globali o per aree geografiche dei rispettivi Ministeri degli Affari Esteri sui temi di comune interesse”.
Anche di questi non si hanno notizie!
Continuando nel campo dei desiderata: “Riconoscendo che il Mediterraneo è il loro ambiente comune, le Parti sviluppano sinergie… Le Parti adottano iniziative comuni per promuovere la democrazia, lo sviluppo sostenibile, la stabilità e la sicurezza nel continente africano… con particolare attenzione al Nord Africa, al Sahel e al Corno d’Africa… sinergie tra l’assistenza umanitaria, lo sviluppo sostenibile e la pace.” Anche qui niente di pervenuto.
L’articolo 2, invece, si occupa di “Sicurezza e Difesa” dove le “Parti s’impegnano a promuovere le cooperazioni e gli scambi sia tra le proprie forze armate, sia sui materiali di difesa e sulle attrezzature, e a sviluppare sinergie ambiziose sul piano delle capacità e su quello operativo ogni qual volta i loro interessi strategici coincidano” e se non coincidono? E continuano con le parti “coordinano ove possibile le proprie posizioni, in particolare sulle questioni relative alle iniziative di difesa dell’Unione Europea”, sempre quel “ove possibile” …
Poi, finalmente, qualcosa di positivo anche se un po’ generico: “Le Parti s’impegnano altresì a rafforzare la cooperazione tra le rispettive industrie di difesa e di sicurezza…… rafforzano la collaborazione nel settore spaziale migliorando la loro capacità di operare congiuntamente nello spazio ai fini di sicurezza e di
difesa”. A questo punto decido, per ora, di fermarmi e di innaffiare tutto questo mondo di sogni, stavo per scrivere, con la dura e cocente realtà dei fatti. Il primo che mi viene in mente riguarda la Fincantieri che aveva osato acquistare con denaro cash i “Cantieri dell’Atlantico” a Saint Nazaire in riva alla Loira. Per chi lo avesse dimenticato nel 2019 la Commissione UE aveva accolto la domanda presentata da Francia e Germania che la invitavano ad esaminare alla luce del regolamento sulle concentrazioni la proposta di acquisizione di Chantiers de l’Atlantique da parte di Fincantieri. Fu il primo passo congiunto che lasciò già intravedere la possibilità di uno stop. La stessa richiesta, infatti, era stata avanzata in precedenza da Fincantieri e ritenuta inutile dall’Antitrust europeo, lo stesso organismo invece questa volta sovvertiva la precedente decisione. Il 3 febbraio 2006, Unipol decise di vendere il suo pacchetto d’azioni in BNL al gruppo francese BNP Paribas che acquistò il 48% di BNL da Unipol e i suoi associati e successivamente lanciò un’OPA sul totale del capitale azionario. Anche il Banco de Bilbao conferì ai francesi le azioni in suo possesso, in Italia nessuno fiatò. Senza dimenticare Bulgari acquisita da Lvmh: un’operazione di 4,3 miliardi di euro. Gucci entrata nel gruppo Pinault-Pritemps-Redoute (Ppr). Parmalat da Lactalis e tanto altro. Si badi bene non lo faccio per uno stupido senso nazionalistico vorrei, però, che ci fosse il principio di reciprocità che non è mai stato attuato oltre che neppure richiesto.
Per tentare di fare un accordo bisognerebbe essere su un piede di quasi parità e ciò non è, infatti la Francia ha 19 Centrali elettronucleari, la Francia è il Paese europeo con più inceneritori: i rifiuti solidi urbani vengono infatti per quasi la totalità inceneriti. La Francia è, anche, una potenza militare nucleare con 280 testate proprie, con 211 esperimenti fatti in passato con armi nucleari, di cui 59 nell’atmosfera. E, mentre, Macron e Meloni si incontravano solo pochi giorni prima Italia e Francia si contendevano Elon Musk (Tesla) con accoglienze a dir poco calorose per accaparrarsi la costruzione di una fabbrica di batterie per il settore auto.
Dulcis in fundo, mentre discutevano, la Germania sottoscriveva un accordo con la Intel per la costruzione di due fabbriche di chip sul suo territorio a 150 km da Berlino. Un affare da 33 miliardi di euro ottenuto con un ritocco tedesco di 10 miliardi di sovvenzioni e, nel frattempo, con il colosso di santa Clara in California aveva raggiunto un accordo anche la Polonia (per costruire un impianto di assemblaggio e collaudo vicino Breslavia con un investimento da 4,6 miliardi), e con Israele (dove l’investimento è pari a 25 miliardi di dollari, e prevede la costruzione di un nuovo impianto industriale. Nel frattempo l’Italia chiede l’Expo per il 2030 a Roma senza preoccuparsi della spazzatura per strada, le auto in tripla fila, furgoni parcheggiati sui marciapiedi e via dicendo.