Scrivo queste poche righe sotto la spinta dell’ultimo stupro efferato accaduto nelle ultime ore e con l’amara rassegnazione dei residenti della città di Milano che tutti i giorni prendono il treno per andare a lavorare denunciando l’assenza dello Stato e delle Istituzioni cittadine a piazza Duca d’Aosta. In breve mi faccio interprete della gente comune costretta a recarsi alla Stazione Centrale dove un via vai di clandestini senza dimora ha trovato nella cittadella un luogo ‘franco’ nel quale poter vivere indisturbati la loro illegalità. Infatti, diventa sempre più complicato intervenire e molto probabilmente conosciamo solo una parte di ciò che succede in quanto molte vittime potrebbero ritenere inutile confessare la violenza subita. D’altronde a cosa servirebbe denunciare un ‘palpeggiamento’ se non ad alimentare la cattiveria di quanti magari godrebbero nell’apprendere che, ad esempio, la signora tal dei tali sia stata presa di mira durante il breve percorso che porta al treno?! Riprendo il tema perché se non fosse per i giornali sapremmo ben poco di quanto accade e dei rischi che si corrono in quella ormai drammatica situazione di degrado sociale. Anche se il rischio più grande in questi contesti di disperazione è che si crei una sorta di economia parallela dove uscirne diventerebbe complicato! Accidenti, che lo Stato e le Istituzioni cittadine intervengano al più presto prima che la ‘cittadella‘ diventi zona of limits per i viaggiatori. Insomma, che la Stazione Centrale di Milano sia esempio per il Paese perché i passeggeri tornino a vivere il viaggio con gioia e non come un incubo…specialmente le donne!
Milano Centrale: incubo delle donne