Opinioni e commenti

“No” all’odio contro il Parlamento

Il voto referendario di settembre esige che si chiarisca il punto di vista generale nel quale ci si colloca rispetto al sistema democratico. Lo “scandalo” dei contributi antivirus riscosso da 5 o 6 parlamentari rafforza il “si” quando li si considera espressione di una casta di privilegiati… ”indecenti” (o giù di lì); invita invece al “no” se ci si chiede come mai gli elettori si siano fatti rappresentare da persone tanto “meschine”. Nel primo caso, la coerenza conduce all’antiparlamentarismo, dal momento – che se senatori e deputati costituiscono una “casta di privilegiati” – diventa logico eliminarli del tutto piuttosto che limitarsi a “tagliarli”. Lo stesso vale per il risparmio: perché soltanto un terzo e non l’intero? A ben guardare, i 5 Stelle (che, per Ignazio La Russa di Fratelli d’Italia – il Dubbio- hanno ripreso la proposta da Berlusconi, che l’aveva collegata al presidenzialismo”) perseguono gli stessi scopi della Destra. Propongono anche di abolire la libertà di coscienza (contro l’art 67 CC, per il quale l’eletto “rappresenta” – non il partito ma- “la Nazione”); e d’introdurre il referendum “propositivo” per contrapporre il popolo ai Disegni di Legge parlamentari. Il “taglio” da giudicare nel prossimo referendum fa dunque parte – come per l’ex Cavaliere – di una strategia in senso autoritario dell’assetto costituzionale: secondo la teoria russoniana della “democrazia diretta” e della “volontà generale”, già vista un po’ con i soviet e caduta miseramente con il Muro!

 

A voler dunque guardare oltre la propaganda, sia Fratelli d’Italia e la Destra sia i 5 Stelle vogliono il “si” con l’obiettivo di trasformare il Sistema. E di questo dovremmo esser consapevoli dinnanzi al voto del 20-21 settembre! Se invece ci chiediamo “come mai si eleggono persone che, fra l’altro, approvano ed utilizzano per sé il bonus antivirus”, c’imbattiamo nella mancata regolarizzazione dei partiti, che- una volta privi dell’antica passione civica e pur svolgendo la più delicata delle funzioni pubbliche – si sono ridotti a strumenti privati: in contravvenzione con l’art. 49 della Carta. Che per essi prescrive “di concorrere con metodo democratico alla determinazione della politica”. La necessaria lotta alla partitocrazia, che si è perseguita con lo scandalismo e con “mani pulite”, non ha dunque “trascinato via il sacrosanto diritto all’ associazionismo politico” (come stranamente G.D. Caiazza, presidente dell’UCP sul Dubbio), ma ha trascurato in toto di regolare e controllare che i partiti applicassero il “metodo democratico”: sia nell’attribuire le cariche interne che nel comporre le liste dei candidati. La vera Casta ha dunque il suo fulcro ed il suo spazio nella “personalizzazione” dei canali della partecipazione, cioè nella loro “ostruzione antidemocratica”. Tant’è che, libere associazioni, anche non esplicitamente “padronali” (come quelle di Berlusconi e Grillo-Casaleggio), hanno sempre respinto tutti i tentativi (il primo l’11/ 11/ 89, a. c. n. 4260) di adeguare gli Statuti delle Associazioni alla Carta. Ovviamente per timore dei controlli che pur, nel rispetto dell’autonomia, sarebbero attuabili dalle stesse Assemblee.

 

Quando- con la caduta delle Ideologie- già la “barca” cominciava a far acqua, da sponde progressiste si pensò di rattopparla con il Referendum. E così nel 1991, da Pannella- Segni, fu attivato per la preferenza “unica”. Che – infine – condusse alla abolizione totale del diritto di scelta da parte dei cittadini e favorì ancora di più i candidati in vista. Sia la scelta sia l’ordine di preferenza dei candidati si trasferì così dal “metodo democratico” ai Gruppi che esprimevano Segretari o Padroni o Fondatori; ed il gioco fu vinto dalla vera , che,”nominandovi” i propri fedeli, ha ridotto il Parlamento ad un suo “parafulmine”. Appunto, con i “furbetti” che ammiriamo a Ferragosto!

 

Tutto questo dimostra che i Referendum elettorali, incidendo su materia (forse, per errore) esclusa da quelle “non referendabili” e per eludere il nodo dell’art 49, hanno innescato una situazione di caos con continue riforme elettorali in perenne discontinuità fra loro. Così la partitocrazia (non quella“buona” di partiti che candidas sero i responsabili della Cosa Pubblica nell’unica forma possibile in democrazia!) si è fondata sullo strapotere dei Leader. Siamo perciò giunti al disegno di sostituire il sistema ch’è nelle agende della Destra e dei 5 Stelle! Perché a quest’esplicita dichiarazione di entrambi fa riscontro l’incredibile silenzio degli altri? Perché ormai anch’essi degenerati? Motivo ulteriore per riflettere! E poiché, tra il “si” ed il “no” terzium non datur, per chi non coltivi obiettivi eversivi (forse il Pd, Leu ed altri?) è ora di far autocritica e di dire un franco “no” all’odio contro il Parlamento. Per iniziare a costruire il “si” alla compiutezza della nostra democrazia, fidando che – a 31 anni dalla caduta delle ideologie e a 72 dal varo della Carta – non sia già troppo tardi.

 

Nicola Savino

già deputato socialista