All’inaugurazione del ritrovato splendore di Notre-Dame, dopo l’incendio che devastò la cattedrale il 15 aprile 2019, il Presidente Emmanuel Macron e l’Eliseo hanno invitato alla cerimonia di riconsegna al popolo francese e al mondo uno dei gioielli gotici più affascinanti e imponenti di Francia: il principale luogo di culto cattolico di Parigi. Oltre 50 capi di Stato hanno preso parte alla cerimonia, un’occasione che, come noto, rappresenta anche un momento di incontro per leader di primo piano e non solo, i quali sfruttano l’opportunità per tessere relazioni diplomatiche e concludere affari. Momenti che, oltre a risparmiare viaggi e tempo, consentono di bypassare i rigidi cerimoniali richiesti per raggiungere gli stessi obiettivi, ma con maggiore difficoltà. Non sappiamo se questa sia stata un’occasione speciale per Elon Musk o per alcuni Paesi con un PIL inferiore al fatturato del magnate sudafricano. Ciò che è certo è che il patron della rete satellitare Starlink, come si suol dire, “con una fava ha preso 50 piccioni” – o forse, con una fava, cioè lui, è stato catturato da 50 piccioni. Poco importa: quello che conta è che, a poco più di 30 giorni dall’elezione di Donald Trump a 47° Presidente degli Stati Uniti, fortemente sostenuto proprio dal fondatore di Tesla, Musk si è presentato al suo primo appuntamento internazionale da protagonista. Un’occasione per raccogliere consensi non solo per la sua rete satellitare, ma anche per sondare il terreno in vista di una sua ipotetica candidatura alle elezioni presidenziali americane del 2028. Dopotutto, diventare il 48° Presidente degli Stati Uniti non sarebbe un’idea da scartare: un ruolo di prestigio con un valore simbolico ben più alto rispetto a quello di essere “solo” l’uomo più ricco del mondo. La ricchezza, infatti, può sempre essere superata da qualcun altro, ma un ruolo politico di tale importanza permette di plasmare direttamente il destino degli uomini più potenti e, persino, di scegliere chi sarà il prossimo. Insomma, il giorno della rinascita di Notre-Dame è stato anche il giorno di Elon Musk. E il padrone di casa? Trump? E gli altri 48 leader presenti? Qual è stato il loro ruolo nella vicenda? Forse, al di là del desiderio di stringere affari, è stato quello di conoscere da vicino colui che potrebbe succedere al tycoon americano. Una sorta di “io c’ero” per poter dire di aver stretto la mano al futuro uomo più potente del pianeta. E Macron? Probabilmente non è stato soddisfatto. Credeva che, alla luce della delicata situazione politica che imperversa all’Eliseo, sarebbe stato lui stesso, e non Musk, l’oggetto del desiderio degli invitati a Notre-Dame il 7 dicembre 2024.
Notre-Dame: Musk, l’oggetto del desiderio dei leader