Il Fondo

Ora basta

Il premio alla fotografia palestinese di quest’anno è stato assegnato a uno scatto che ritrae un bambino senza braccia, ferito a Gaza. Mahmoud Ajjour si era voltato per sollecitare la sua famiglia a fuggire, quando un’esplosione improvvisa gli ha strappato un braccio e compromesso gravemente l’altro, rendendone necessaria l’amputazione chirurgica. Mahmoud è anche tra i pochi bambini palestinesi feriti ad aver lasciato la Striscia per ricevere cure mediche. Questa immagine non racconta solo la storia di un minore, ma quella di un conflitto molto più vasto, le cui conseguenze segneranno le generazioni future. Ho scelto il titolo “Netanyahu è uguale a “M”, ma non posso” lasciando a voi la libera interpretazione di quella “M”, perché non è affatto scontata. Il mondo ritiene il premier israeliano responsabile della morte di decine di migliaia di bambini innocenti, ai quali la vita ha lasciato soltanto la possibilità di nutrire un profondo odio verso l’Occidente, visto come complice di quella destra israeliana che sembra essere l’unica a non ricordare il destino riservato al popolo ebraico dal nazismo e dal fascismo. No, non lo ricorda. Altrimenti non si comporterebbe come i suoi carnefici di allora. E pare non ricordarlo nemmeno la classe dirigente ebraica che vive e prospera fuori da Israele, la quale non ha speso una parola per condannare questo eccidio. Perché di un eccidio si tratta: decine di migliaia di bambini palestinesi uccisi, senza contare quelli resi invalidi dai missili, come Mahmoud Ajjour. Penso ad una conferenza stampa a reti unificate, in cui si disapprovi senza appello la barbarie di Netanyahu e del suo governo. Una violenza giustificata solo dalla mancata liberazione di una decina di ostaggi che Hamas ancora tiene con sé, di cui non si sa nemmeno se siano vivi o morti. Non bastano i cadaveri abbandonati sulle spiagge palestinesi, uno sull’altro. Non basta aver raso al suolo città e villaggi. Non basta aver distrutto ospedali e scuole. Ora c’è anche la minaccia che il peggio debba ancora venire, se non verranno liberati i prigionieri israeliani. Ma a quale “peggio” si riferisce il primo ministro, se a Gaza la popolazione è letteralmente priva di “pane e acqua”, anche a causa della gestione degli aiuti da parte di Hamas, che la comunità internazionale fa finta di non vedere? A volte viene da pensare che Hamas e Netanyahu finiscano quasi per sostenersi a vicenda, pur di non essere abbattuti politicamente dai rispettivi sostenitori. Tutti guerrafondai senz’anima. Di solito si scelgono parole più miti, si cercano eufemismi. Ma la guerra israelo-palestinese va avanti dal 7 ottobre 2023 con uno squilibrio di forze inaccettabile. È come vedere un bambino piccolo e fragile massacrato da un adulto grande e muscoloso, sotto gli occhi indifferenti di un Occidente complice e vigliacco. E le Nazioni Unite? Dove sono? Forse prigioniere anch’esse di una decina di “bulli” che ne condizionano le scelte? Mandiamo ai migliaia di funzionari dell’ONU la foto di Mahmoud Ajjour. Forse due o tre la guarderanno. Magari uno saprà perfino che quello scatto ha vinto il premio di fotografia palestinese di quest’anno.