Case di comunità ai blocchi di partenza, ma a parte i quattrini previsti dal Pnrr le aspettative non lasciano presagire nulla di buono perché le strutture risulteranno realtà ‘vuote’. Questo almeno a seguire l’esperienza lombarda, prima a buttarsi nell’avventura allo scopo di agguantare le risorse economiche messe a disposizione, che sono altra cosa rispetto alle necessità dei pazienti. Intanto, in conferenza Stato-Regioni il decreto è pronto per l’approvazione, nonostante la distanza tra le riforme regionali interessate ad appaltare la sanità, ma distanti dall’effettiva situazione ospedaliera che vede i cittadini rivolgersi sempre di più ai Pronto Soccorso. In mezzo a questo scintillio di dobloni d’oro previsti dal Pnrr per indirizzare gli assetti delle cure primarie pare che le case di comunità rappresentino il fulcro del sistema. Infatti, almeno dalle previsioni in queste strutture i cittadini potranno trovare assistenza h24 ogni giorno della settimana. Ora la domanda è, ma i medici di base che fine faranno? Bella domanda, ad oggi sembra che non spariscano, ma si dice saranno collegati in rete per garantire aperture sei giorni su sette, il tutto però non è ancora stato chiarito…tantomeno l’inquadramento dei medici di medicina generale! Cosa volete, in questo momento il profumo dei soldi del Pnrr è talmente intenso che le effettive necessità della salute dei pazienti non vedono particolarmente concentrate le Classi Dirigenti regionali che pensano agli imprenditori più preparati a cui affidare appalti, ospedali dismessi da trasformare in case di comunità ecc.. . Ma perché questa eccitazione intorno agli ospedali di comunità? E poi quale sarà effettivamente il loro compito? Ebbene, chiariamolo una volta per tutte: ‘In ogni distretto ci sarà l’Ospedale di Comunità che dovrà prendere in carico il paziente dopo il ricovero ospedaliero o in caso di una necessità nei pressi del domicilio del malato. Un ruolo importante lo avranno gli infermieri di famiglia che saranno impiegati in molte delle nuove strutture definite dal decreto. Il coordinamento sarà affidato alle Centrali operative territoriali che i cittadini potranno chiamare per richiedere tutte le prestazioni sanitarie e sociosanitarie a bassa intensità assistenziale. Vengono poi fissati gli standard per l’assistenza domiciliare e viene definito l’utilizzo dei servizi di Telemedicina’. Ora la domanda è, ma ‘sta roba cosa c’entra con il potenziamento ospedaliero che ha messo in difficoltà il nostro sistema sanitario durante la pandemia? Non dovremmo potenziare la medicina preventiva? Possibile che quando pensiamo al Pnrr le immagini frequenti sono solo quelle delle ghiottonerie?
Ospedali di comunità: una ghiottoneria