A causa della preoccupante carenza di medici ed infermieri, sempre più spesso vengono somministrati farmaci ad azione sedativa per garantire la sicurezza degli anziani ricoverati negli ospedali e nelle lungodegenze. Queste decisioni, lasciate il più delle volte al personale infermieristico che opera nei turni serali, sono giustificate dal fatto che in quelle ore il numero dei sanitari in servizio si riduce ulteriormente. Nessun allarmismo, per carità, però il fenomeno è preoccupante, perché per mancanza di tempo a volte si dimentica persino di riportare nella cartella clinica il prodotto somministrato e la relativa dose. Degli effetti si accorgono i parenti quando vanno a trovare i loro cari e notano un’agitazione insolita nel nonno, che lì per lì attribuiscono all’età o alla patologia che ha causato il ricovero. Vorrei precisare che questi episodi avvengono per garantire l’incolumità dell’anziano, il quale, agitandosi, potrebbe cadere dal letto nonostante le protezioni. Naturalmente nulla a che vedere con il romanzo di Ken Kesey da cui è stato tratto il film “Qualcuno volò sul nido del cuculo”, uscito a metà degli anni Settanta e vincitore di cinque premi Oscar. L’opera di Kesey è una critica ad un sistema fondato su metodi repressivi che annullano l’individualità. Un po’ come impedire ad un anziano di alzarsi per andare in bagno, costretto ad usare il pannolone in quanto non c’è abbastanza personale, e quindi sedato perché non diventi insistente. Certo, nulla a che vedere con il film interpretato da Jack Nicholson, ma il Sistema Sanitario Nazionale dovrebbe fare di tutto per garantire un’assistenza ospedaliera adeguata, possibile solo attraverso il ripristino del numero dei medici e degli infermieri del periodo pre-pandemico. Quel personale che garantiva agli anziani, e non solo, attenzioni che oggi sono possibili solo in costose strutture private che pochi possono permettersi. Poi, chissà, forse anche lì, magari per motivi diversi, si suggerisce un blando sedativo per far riposare i pazienti. Una cosa è certa: nulla è più come prima. A pagarne il prezzo sono i fragili e gli anziani. Nessuna critica al poco personale rimasto, ma un blando rimprovero al SSN, soprattutto al comparto ospedaliero, che meriterebbe maggiore attenzione. Non si può costringere i sanitari a distribuire sedativi come fossero acqua fresca, talmente stanchi da dimenticare persino di riportare il nome del sedativo nella cartella clinica. Noi italiani capiamo tutto, dalla situazione internazionale alla politica avventurosa di Donald Trump, dalla Cina che non è vicina ma resta lì, al chiodo fisso del riarmo della Von der Leyen e dei produttori di armi, dalla guerra russo-ucraina e la strage di civili nella domenica delle Palme a quella israelo-palestinese dove Netanyahu, tra dazi e confusione generale, sta commettendo delitti efferati. Tutto ciò premesso, non possiamo ignorare la stanchezza del personale medico-infermieristico, sottoposto a un tale stress da dimenticare perfino di aver somministrato un sedativo al nonnino per evitare le sue chiamate continue e il rischio che salti come un gatto i parapetti del letto per andare a fare pipì, visto che nessuno gli porta il pappagallo. Pensate, la carenza di infermieri è talmente grave che il nonnetto, quando ne vede arrivare uno, per non disturbarlo dice: tranquillo, sto benissimo, ho già fatto la pipì, prometto e giuro di non chiamarti fino a domattina, a condizione che non mi dai i sedativi.
Ospedali: sedati gli anziani per mancanza di personale