Agorà Socialista

Paolo Cristoni
Appunti per una riflessione post-elettorale

Ciò che il popolo ha deciso va rispettato. Ma il campo nel quale siamo chiamati ad operare, per la storia e per la militanza che abbiamo deciso di onorare, ci impone di riflettere sulla doppia sconfitta: della coalizione e del partito.
Siamo costretti a ripartire da esclusi dal Parlamento e, contestualmente, abbiamo l’obbligo morale di intervenire sul tema della ricostruzione di quella alleanza, i progressisti, da cui siamo stati schiacciati come da meteorite caduto dal cielo, sorte che dovevamo e potevamo prevedere.
Partiamo seriamente da un dato: non è in discussione il segretario, ma una direzione e un gruppo di segretari regionali che sotto l’ombrello della unità ha taciuto, con le scarne azioni esterne dei candidati. Che vanno ringraziati per il sacrificio a cui non si sono sottratti. in particolare Bobo Craxi che dopo Roma ha sfidato da guerriero la sorte a Palermo.
Maraio è stato sconfitto in una elezione drammatica e perdente, ma prima è stato maltrattato da un Pd che sapeva solo imporre la sua politica e l’odio contro il renzismo, odio che ha visto la crocefissione dei compagni amici di Renzi specie in toscana.
È qui la nostra riflessione, riguarda anche la troppo timida accettazione di una politica che aveva visto il Psi ottenere meriti e risultati in Senato con l’alleanza con Renzi. A proposito di giovani dirigenti abbiamo letto prese di posizione anti politiche che si potevano riferire a Renzi, come il reddito di cittadinanza o le politiche del lavoro. Posizioni beninteso legittime in un dibattito ma temerarie se prese per andare verso alleanze che hanno creato disagi e sconfitte come a Roma o Genova o, peggio, Milano e anche nella nostra Bologna. Se il segretario gode del nostro affetto politico, alcune nomine vanno riviste e selezionate in virtù delle politiche da ottenere: ognuno faccia la propria parte in libertà intellettuale mettendo in campo, coraggio e sacrificio. Sopratutto un partito piccolo, ma pugnace, combattivo che si fa rispettare, che non accetta egemonie esterne, non può accettare l’egemonia di gruppi dirigenti che non tengono in considerazione che il corpo del Partito è giovane come idee ma ha una base esperta e di lungo corso. Detto questo per serenità di analisi abbiamo di fronte tre grandi questioni:
1) Negoziare con l’Europa il rapporto fra noi e il Pd a tutti i livelli politici, organizzativi e amministrativi. I nostri rappresentanti non possono fare i fine settimana nei convegni europei senza portare in Italia il risultato di una parità politica che rappresentiamo? Perché nel PD si continua ad aborrire il termine socialdemocratico?
2) Non per vanagloria ma dobbiamo su questa linea pretendere, offrire e non disdegnare il ruolo politico ed intellettuale di partecipare alla ricostruzione della sinistra europea. Noi abbiamo l’obbligo storico di predisporci intellettualmente a partecipare alla costruzione della moderna sinistra. Per questo non attardiamoci sui nome, ma affrontiamo la ricerca dei temi su cui lavorare. Non è tempo di mediazioni ma di ruvido e franco confronto con tutti, mettendo in soffitta  falsi dottori nel tempio. Discutiamo, scegliamo e non abbiamo timori a rispondere per le rime. Abbiamo sia la storia che la piena padronanza della scienza sociale, economica e politica moderna che proietta tutti nella postglobalizzazione e che mette paura e rende gli elettori e i cittadini nella spasmodica ricerca della novità politica.
3) Dobbiamo valutare criticamente e con la prospettiva dei cinque anni la ricostruzione del partito facendo tesoro di venti anni di fallimenti e di fughe verso modelli a democrazia vecchia sia quella delle federazioni sia quella dei degli uomini soli al comando. Le sezioni ci sono da cinque a trenta iscritti, i circoli liberi vanno rilanciati e la ricerca degli operatori e amici a cui dare spazi e credibilità è garantita dal lavoro. Due strumenti ci sono: l’Avanti cartaceo e online, la rivista anche.
4) Una politica attiva di ricerca economica avviata con piglio imprenditoriale aperto, con la partecipazione del mondo che ancora esiste e può seguirci, non ricattarci, perché noi siamo con loro o perché troppo piccoli. Il terzo settore, le varie organizzazioni intermedie, i sindacati sono i nostri interlocutori da tenere collegati in uscita e in entrata con le nostre proposte.
Eccole, a cuore aperto riflessioni, critiche non personali, per le quali più che unità fittizie bisogna trovare lo spazio affinché circolando mettano in moto linfa vitale e trasformino la delusione dei risultato elettorale in ricerca del nuovo mondo associativo e socialista.
Il tempo del controllo delle tessere, degli accordi finalizzati alla gestione del potere, piccolo o grande che fosse, è finito. La nuova marcia nel deserto è incominciata: per noi e i progressisti. E furbate o svendite non sono più possibili: o si ha il coraggio di andare avanti o anche i militanti ti lasciano. Qui le statistiche ti aiutano: nessuno ha ottenuto maggioranze assolute, ma il partito maggiore è quello di chi ha scelto di non votare.

 

Paolo Cristoni