“Parigi val bene un’olimpiade”: è un’espressione che fintamente ci permettiamo di attribuire ai pensieri di Emmanuel Macron il quale quando, dopo le elezioni europee, visto il risultato raggiunto dal Fronte Nazionale, in quattro e quattr’otto, ha deciso di portare la Francia al voto…consapevole che solo qualche giorno dopo sarebbero iniziati i Giochi olimpici. Ecco, appropriandosi della “locuzione”, a prescindere dall’esito conseguito dal suo partito, così facendo si sarebbe ripreso la centralità politica del suo Paese diventando di nuovo il “mazziere” delle Gallie senza averne i numeri. Per tornare alle Olimpiadi l’operazione di comunicazione che ne ha fatto, almeno a guardare la innovativa parte inaugurale, è stata uno spot per la Francia che si è presentata al mondo come l’oggetto del desiderio per comperare i suoi prodotti, godere della sua cultura, ampliare gli orizzonti ed essere visitata da un maggior numero di turisti. Diceva Oscar Wilde: “c’è una sola cosa al mondo peggiore del far parlare di sé, ed è il non far parlare di sé.”. Certo se sbagli pubblicità butti i soldi, motivo per cui a suo tempo i 5Stelle hanno fatto di tutto perché Roma rinunciasse, al solo scopo di nascondere le loro incapacità. Ma torniamo alle gesta di Emmanuel che nella sua testa pensa ad una ritrovata unità del Paese che porterà ai francesi pace sociale e prosperità. Per questo probabilmente Attal sarà sacrificato e, dalle ceneri, al suo posto riemergerà Holland a cui verrà chiesto per finta di prenderne la poltrona. Insomma, un’operazione democristiana d’altri tempi dove tumultuose ci tornano alle orecchie le parole di Andreotti “a pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca”.
E la storia come finisce? come sempre: i poveri rimarranno poveri, nelle banlieue continueranno a protestare, i Le Pen saranno sempre lì “quasi” a vincere, il Presidente rimarrà “presidente” e, ora per allora, alla scadenza del suo mandato avrà già assunto i gattopardi che, con la loro flemma, tranquillizzeranno Macron assicurandogli che sarà fatto il possibile per cambiare tutto lasciando esattamente le cose come prima. Certo che dalla Locuzione attribuita sul finir del Cinquecento a Enrico Navarra, che aveva manifestato la disponibilità ad abbandonare la fede ugonotta e convertirsi al cattolicesimo pur di salire sul trono di Francia diventando, in tal modo, Enrico IV, ne è passato di tempo, ma anche non è passato perché la storia, come anni dopo ci spiegò pure il principe Tommasi, per noi creduloni è ricca di promesse di cambiamento rimanendo sempre la stessa. Oggi “Parigi val bene un’olimpiade”, e a domani ci penseremo domani…semmai ci fosse da ritoccare qualcosa!
Parigi val bene un’Olimpiade