Opinioni e commenti

Pensieri in libertà!

Quanta ipocrisia, quanto vuoto attraversa il dibattito politico italiano sulla questione vaccini-green pass. Abbiamo perso il senso della realtà che neanche ce ne accorgiamo.

Viviamo un momento in cui, anziché riscoprire il valore della politica, portiamo avanti a memoria lo spartito che da trent’anni caratterizza lo scenario politico italiano.

Ovvero la ricerca spasmodica del consenso elettorale purchessia: che è divenuta il fine della pratica politica. Non vi è più alcun dibattito, alcun confronto, che abbia l’obiettivo di disegnare una “visione” di prospettiva per il Paese.

Quale politica industriale? Come declinare l’avvento travolgente e prepotente delle nuove tecnologie nel mondo del lavoro? Come regolare i diritti dei lavoratori in questo scenario, con la pretesa di veder adempiuti i propri doveri anche da parte dei lavoratori?

Quale scuola per i nostri giovani? Dalla Dad al ritorno in presenza, si è veramente risolto il problema qualitativo della formazione?

Ci limitiamo a dire cosa è giusto e cosa è sbagliato, declinandolo sulla base della visione della società dell’era industriale degli anni 70/80 , oppure compito della politica è costruire le basi per dare risposte di prospettiva? Quale ruolo del Sindacato che non sia di retroguardia e di sola rivendicazione?

La politica oggi, centro destra o centro sinistra, è fatta di commenti sul contingente. Le divisioni non sono sull’idea di come ridisegnare il tessuto sociale, culturale e politico del Paese, soprattutto oggi dopo quasi due anni di terribile pandemia. Ma si concentrano sulle contrapposizioni pseudo ideologiche su temi quotidiani. No o sì al vaccino obbligatorio, no o sì al green pass, no o sì al blocco dei licenziamenti, e così via su altri temi.

Non si comprende che trasformare la politica nel “commento”, ne svuota il significato e destina il Paese a vivere in una continua, quanto inutile e stressante quotidianità. Affidando così alla sola speranza che il domani, qualunque esso sia, risolva d’incanto i problemi o li superi per inerzia. Tanto ci sarà sempre una contingenza che consente, “l’oggi di domani”, di schierarsi e di non affrontare i temi che “ieri” erano dirimenti. Così il domani accade per evoluzione temporale, e la politica testimonia incapacità ad indirizzarlo e lo subisce incapace di capire e comprendere cosa fare! Un loop in cui le classi dirigenti si formano pensando che “il commento” sia il fine dell’impegno politico e quindi chiunque, prescindendo dal portato culturale, può intraprenderlo. Basta essere capaci di attrarre i “like” per diventare classe dirigente. Ma dove vogliamo andare se le classi dirigenti si limitano al commento, sono incapaci di dare un valore culturale e formativo ai principi che ereditiamo dalle lotte e dalle conquiste delle generazioni passate?

Come meravigliarsi dunque, se un ex Presidente del Consiglio per “grazia ricevuta”, privo di un qualsivoglia retroterra di esperienza culturale, si permette liberamente di sostenere di “dover avviare un serrato confronto con i talebani” come fossero un normale interlocutore politico? Il paradosso è che lo stesso sostenga che non può esserci interlocuzione politica con il centrodestra italiano ( però è grazie anche a Salvini se ha ricevuto “la grazia” di fare il presidente del consiglio!!). Eppure uno dovrebbe comprendere che, al di là dei distinguo e delle differenze, interloquire con una formazione politica democraticamente rappresentativa di una parte del Paese, è una fisiologica applicazione della democrazia in un sistema liberal-democratico!!

Siamo talmente “ebbri” di libertà che neanche sappiamo più cosa è e quindi dargli il giusto valore.

È libertà quella di chi non vuole vaccinarsi o non vuole il green pass, nella consapevolezza che così declinandola lede la libertà di chi vuol aver garantita la propria salute frequentando spazi comuni, qualunque essi siano? È questa la libertà o piuttosto è questa una forma di esasperato individualismo ?

Se questa è la libertà per cui “vale la pena protestare e mettere a repentaglio gli altri” cosa è allora la fuga di uomini, donne, bambini dall’Afghanistan del terrore talebano? Cosa è il terrore delle donne afghane che, compreso che sono esseri umani e non oggetto delle volontà altrui, scappano dal burqa, da un regime che non contempla classi miste a scuola, che le vorrebbe dare in spose ai combattenti islamici come pacchi dono per l’impegno militare? Che vogliono essere ciò che sono!

Quale è il senso della misura?

Siamo forse talmente e troppo liberi da confondere il concetto stesso di libertà in “voglio fare quello che mi pare”?

Ma questa non è libertà, questa è la degenerazione che porta o all’anarchia o ai totalitarismi. Tutti fanno ciò che vogliono sbandierando la propria libertà, infischiandomene degli altri, oppure si attende l’uomo forte che cavalcando le paure, i disagi ed anche le legittime rivendicazioni, se ne sbatte di cosa sia libertà e la declina nella tutela dei diritti (veri o presunti) soggettivi di pochi o di categoria.

Come spiegare ad una donna afghana oggi che libertà significa non volere il green pass perchè rappresenta “l’evoluzione” in chiave moderna della shoa. Comprenderebbe questo parallelismo tra l’Olocausto e le lotte per la sopravvivenza e per l’affermazione del diritto di uguaglianza fra donne e uomini?

Nutro forti dubbi. Il primo, avere il green pass, è un modo di regolazione della civica convivenza nella comunità cui si appartiene, il secondo, quanto viene vissuto in Afghanistan, è veramente lottare, a costo della vita, per conquistare la libertà di essere ciò che si è nel momento in cui un contesto religioso e politico, lo nega con forza e violenza.

Ma, se neanche in questa situazione, la politica riesce ad inquadrare il problema, tutta e sempre orientata nella ricerca del consenso col fine di gestire il potere, allora ogni cosa, ogni idea perdono il proprio valore. Che senso ha, in questo caso, parlare di destra e sinistra, se non vi sono contesti politici, culturali e sociali che definiscano queste categorie se non per il solo cavalcare il malcontento senza offrire risposte di prospettiva?

Se prevale la definizione della propria posizione politica in quanto “contro” l’altra posizione. Sulla base di presunte, ma non dimostrate, superiorità morali!!

Diversi in cosa e per cosa! Di questo vogliamo cominciare a parlare per offrire una visione che superi il contingente e consenta anche ai giovani di dare contenuto e senso al necessario impegno politico?

Un tempo ogni riunione di partito iniziava da una disamina ed un confronto sulla politica internazionale. Oggi, anche la politica estera, è campo di confronti ideologici e schieramenti faziosi privi di visione: si o no all’imperialismo americano, si o no essere filocinesi, si o no alla Russia? Giusto far prevalere la realpolitik, oppure dire apertamente che anche Cina e Russia ledono i principi di libertà. Più in generale, e senza il terreno ideologico e culturale del secolo scorso, è sufficiente schierarsi sulla base dei flussi economici che garantiscono l’acquisizione del consenso elettorale? Perchè meravigliarsi dei 49 milioni tolti alle casse pubbliche se servono per la lotta politica? Come indignarsi se ci si schiera con la Russia perchè consente flussi di rubli nelle casse del partito per la sua attività, in barba allo sbandierato sovranismo italico del “prima gli italiani”!!??

Allora il contingente definisce anche il quadro morale di riferimento che, nel 1992 faceva tirare monetine, attaccare la politica definita indegna moralmente perché corrotta ed oggi invece porta ad alzare le spalle se vengono letteralmente rubati 49 milioni di euro da un partito eletto in Parlamento.

Ecco dunque che la contingenza definisce in modo equivoco ed improprio, lo stesso concetto di libertà.

Libertà di fare ciò che si vuole perchè giusto moralmente in quella determinata fase della vita. Prescindendo dal fatto che sia o meno funzionale all’interesse generale. È funzionale al consenso!

Che poi dal consenso si passi alla proposta di governo e gestione della cosa pubblica, diventa del tutto secondario. Tanto il domani arriva presto e c’è un’altra elezione da gestire e quindi da acquisire voti!!

La politica, commenta, cavalca ed interpreta i “costumi ed i sentimenti”.

Oggi non indirizza, non propone e non ha una prospettiva. Amministra, spesso male, il contingente.

E meno male oggi c’è Draghi, con le sue capacità e la sua credibilità europea ed internazionale. Draghi che fa politica senza confondersi nel “commento”!

Così non fosse stato, ci troveremmo, oggi, in un “serrato confronto coi Talebani” ovvero a considerare i diritti delle donne come elemento da sacrificare nel nome della realpolitik. Così, dopo Cina e Russia, ci troveremmo a tollerare anche le violazioni umanitarie dei talebani, perdendo di vista i valori fondativi dell’occidente. Ma d’altronde è sufficiente commentare, blandendo la presunta libertà dal vaccino, come nuovo valore fondativo, per conseguire il like che ingrassa la pancia ma inaridisce il cervello!!

Buona libertà a tutti, finché c’è speranza, d’altronde, “domani è un altro giorno”.

 

Aldo Repeti
Direzione Nazionale Psi