Non vogliamo scrivere una cronistoria della povertà, ma solo denunciarne le cause che l’hanno resa più odiosa nell’ultimo decennio. La pandemia è stata presa in prestito per scaricare su di lei tutte le responsabilità che hanno portato i tanti piccoli imprenditori, commercianti, professionisti, impiegati e operai a mettersi in fila per un pasto. Quel pasto che non chiedono le categorie garantite legate alla pubblica amministrazione, per esempio: ricche di burocrati più spocchiosi del re! Il fatto particolarmente odioso è che la gran parte di questi lavoratori autonomi siano stati spinti a rivolgersi, in un modo o nell’altro, verso l’universo dell’usura, della malavita e della speculazione più sfrenata. Ma andiamo per ordine, il decennio fa capolino agli albori del 2011, quando Silvio Berlusconi, per difendersi dalle accuse di quanti gli rimproveravano comportamenti moralmente poco edificanti, fu costretto a chiarire in Parlamento di essere convinto che Ruby fosse davvero la nipotina di Mubarak; e veniva deriso dalla stampa internazionale. Dalla derisione si passò rapidamente alla sfiducia dei mercati nel sistema Italia e in autunno il sistema paese precipitò fino a portare il nostro spread ad oltre cinquecento punti. La situazione divenne talmente insostenibile che il Cavaliere si dimise da Presidente del Consiglio, lasciando il passo al Prof. Mario Monti, precedentemente contattato dal Presidente Napolitano che lo aveva già ampiamente compensato con un seggio a vita al Senato della Repubblica. È così che si conclude il 2011, con il Rettore della Bocconi sulla plancia di comando dell’Italia che, per dare un segnale di forte discontinuità con il passato, ha pensato bene di mandare la Guardia di Finanza a Cortina d’Ampezzo e colpire le attività, e i clienti, della località più alla moda. Vestiti i panni di Robespierre, Mario Monti ed Elsa Fornero, posero sulla ghigliottina i privilegi e iniziarono a tagliarli di buona lena. La crisi sociale, già compromessa, lasciò precipitare anche quella economica e speculativa. I banchieri, servi dei padroni, inchiodarono, dall’oggi al domani, ogni forma di credito e, anzi, pretesero dai creditori il rientro immediato dei prestiti. Fu subito il delirio che, in un baleno, spazzò via migliaia di aziende e tante vite. Anni di lavoro e sacrifici buttati al vento. La situazione coinvolse anche gli Istituti di Credito più blasonati che, nel gioco delle speculazioni, vennero ceduti ad altri Istituti…amici di amici! Le elezioni politiche del 2013 avrebbero dovuto risolvere le cose e regalarci un governo stabile, un governo che potesse porre rimedio alla ‘carneficina’ sociale di quello precedente. Invece, dalle urne non venne fuori un bel nulla, se non l’incertezza. Quell’incertezza che ci ha regalato altri Premier non eletti dal popolo e la sudditanza, ancora una volta, dalla finanza e dalla speculazione internazionale. Il caos economico che seguì vide il fallimento della classe media, della classe operaia e, conseguentemente, il passaggio di mano delle banche italiane più prestigiose. Il vecchio gioco delle scatole cinesi, dove alla fine non si riesce più a ricomporre la catena delle responsabilità e delle incompetenze, e i ‘picari’ finirono sul banco degli imputati, dove una sentenza salomonica li dichiarò tutti colpevoli, tutti incompetenti. È in questo stato di prostrazione che arriviamo al 4 marzo del 2018, quando gli italiani, stremati, decidono di affidarsi al populismo più sfrenato, premiando forze politiche come il Movimento 5Stelle e la Lega le quali, firmato un contratto, hanno iniziato a governare. Per precipitare, solo l’anno dopo, in un burrone, ma nel burrone ci siamo caduti noi italiani che, oltretutto, siamo finiti nelle fauci del governo giallo-rosso e di una pandemia non prevista…altrimenti non avremmo avuto un piano pandemico di emergenza vecchio di 15 anni! Ora, i morti sul campo di battaglia stanno superando quelli della seconda guerra mondiale, e dei morti economici tireremo le somme all’alba di quell’ultima battaglia che segnerà la fine del conflitto pandemico: quando si diraderà la nebbia e vedremo i resti di un popolo dilaniato dalla malattia e dall’usura di quanti hanno banchettato sui nostri cadaveri. A quel punto dall’ ‘alto colle’ ci verrà comunicato che l’asino è crollato e morto, ma nessuno pagherà per la soma caricata sul suo dorso, perché Mario Draghi, per evitare il rischio di pulsioni dittatoriali, avrà condonato tutti. Solo la storia, negli anni a venire, ci racconterà cosa è davvero successo nell’ultimo decennio.
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