Agorà Socialista

Roberto Sajeva
Le ragioni di una giovanile

Forse ispirati dall’attacco a Google, alcuni giovani democratici hanno “okkupato” la pagina facebook della loro organizzazione dopo aver hackerato il profilo del segretario uscente Mattia Zunino. Protestano contro il cul-de-sac post (e para) congressuale che tiene bloccati i GD.
Gli okkupanti, per richiamare l’attenzione su una situazione obiettivamente (mi pesa usare la seguente parola) vergognosa, hanno scritto un post di denuncia usando immagini molte retoriche ma forti: dai classici “momenti bui” al proverbiale “orlo del baratro” (x3), passando dalle metafore biologiche “corrotta sin nel midollo” e “radici marce”. Oltre alla retorica però anche molte accuse di “nefandezze” e un appello alla base per raccogliere le testimonianze e resettare un anno paradossale.
In sintesi, l’impasse congressuale è stata ed è la seguente: scaduto il mandato del segretario Zunino (ancora in prorogatio) i GD sono entrati con estrema fatica in fase congressuale. Tempi dilatatissimi che lasciavano sospettare difficoltà (fisiologiche, per carità) nella proposta successione. Due candidature sono emerse (Cerroni e Marras) ma il virus (avatar del Destino cinico baro di saragatiana memoria) ha rinviato tutto. Si decise infine di celebrare il congresso in estate, nella scomodissima settimana di Ferragosto. Deciso quindi che la platea non dovesse costituirsi di delegati bensì della totalità degli iscritti, la modalità scelta non è stata poi quella assembleare: si optò invece per lo scrutinio segreto in seggi elettorali nelle sezioni locali.

 

Ovviamente sono fioccate segnalazioni di presunte irregolarità. Finite le operazioni di conteggio, la Cerroni si è dichiarata vincitrice. È però poi saltato fuori il concorrente che ha rivendicato per sé la vittoria. Cala il silenzio, se non per i mormorii dei militanti già scazzatissimi, fino ad una comunicazione (scritta maluccio) della Commissione di Garanzia che sospende tutto e da allora, fino all’okkupazione digitale, di nuovo il silenzio.
Non è certamente buona norma, per chi come me è stato fino a non troppo tempo fa segretario di un’altra giovanile (la Federazione dei Giovani Socialisti), metter becco nelle questioni di organizzazioni sorelle. La questione però è divenuta, da semplice rogna altrui, un monito da rilevare e problematizzare.
Proprio per l’educazione sentimentale che ho ricevuto in anni di militanza giovanile, e pur non avendo grande stima dell’anemica cultura politica piddina, quando vedo che dei ragazzi assumono decisioni (e responsabilità) così ruvide contro gli immobilismi e le ipocrisie che conosco bene (perché presenti ovunque), non posso più trattenermi dal dire la mia. Non è neanche giusto che i militanti dei gd si sentano isolati in un indifferente cosmo politico. C’è vita intelligente (e solidale) negli altri pianeti, anche se i loro dirigenti spesso lo negano. Del resto, oramai che mi occupo di una autorevole rivista di cultura politica, mi pare giusto prendere sul serio ciò che accade in giro, almeno a sinistra.
Innanzi tutto mi appello al compagno Zunino: se il “crimine” che hai subito si limita solo a ciò che è stato pubblicamente fatto, non procedere fuori da canali politici e sii piuttosto orgoglioso di tanta vitalità protestante dei tuoi iscritti. Fanno appello a te per resettare una roba che sospetto essere un nodo gordiano ben più angustiante di quanto gli stessi okkupanti possano immaginare. In questi casi è inutile tergiversare, il tempo è amico della cancrena.

Secondariamente, a tutti i giddini, spero che questa mia ingerenza non faccia scattare la mentalità da branco. Abbracciate la vergogna, ve lo dice un abitatore delle catacombe socialiste, lasciate stare l’orgoglio. L’esposizione dei panni sporchi fuori dalla famiglia non deve rafforzare il “becero familismo amorale”. Un occhio esterno può essere utile, vi critico ma non vi giudico.
Ho sempre provato dispiacere per i miei amici conosciuti o finiti nei giovani democratici, specialmente quelli che pensavano di poter “fare” lì molto più che altrove. Come il PD si regge fragilmente sul voto utile (contro Berlusconi, contro Salvini, contro i Grillini, ecc) i giovani democratici si fondano sulla tessera (presunta) utile: cosa ci stai a fare nei giovani socialisti? Pochi e poveri. Giovani comunisti? Illusi. Associazioni di area? Dispersive. Per questo mi sento coinvolto quando leggo il documento degli okkupanti che scrivono di sentire “ribollire l’impotenza nelle vene” per la delusione verso quei dirigenti che vedevano, addirittura, come “miti” ed “eroi” coi quali (oeuh) “cambiare il mondo”.

Da segretario della FGS, ma già prima da responsabile esteri, ho sempre avuto una visione generalmente autonomista, direi addirittura isolazionista (probabilmente esagerando sul principio ma son soddisfatto degli esiti), convinto che ogni giovanile abbia come missione la creazione di un ambiente per la propria area, piuttosto che giocare al Congresso di Vienna juniores. Inoltre non ho mai avuto particolare interesse per la politica universitaria nazionale. Del resto, specialmente tra i GD, era predominante nei nostri confronti un certo snobismo. Non ho mai avuto complessi di inferiorità verso i Giovani Democratici, anzi mi sono sempre state evidenti le aporie che ne rendevano l’esperienza, nel complesso, inutile. Certamente belle teste, bei circoli, bei sentimenti. A macchia di leopardo. Ma che diamine, tutto annacquato da innumerevoli mandrie di arrivisti e scagnozzi di satrapi di partito.
Un test, che facevo spesso ai giovani democratici per dimostrar loro che non funzionavano, era chiedergli di farmi i nomi della loro segreteria nazionale. La maggior parte delle volte conoscevano solo la loro espressione territoriale, magari correntizia, ma non più di due o tre nomi e a volte neanche l’identità del Segretario. Questo non è certamente segno di salute, è il sintomo più leggero ma più profondo di una organizzazione in mano ai capibastone locali che, specialmente per gli equilibri della “fusione a freddo”, non hanno a volte neanche più un senso ideologico.

Certo che capisco cosa vogliono dire gli okkupanti quando scrivono “non c’è nessun bene superiore dietro quello che facciamo, solo ambizioni personali ed egoismi” (non è problema esclusivo loro), lamentandosi inoltre dei dirigenti che, alle loro istanze di chiarezza, rispondono che si tratta di “grandi questioni politiche” che loro non potrebbero (…) capire. Siamo sempre lì: le ragioni di partito/stato, che poi sarebbero le ragioni degli establishment, il cartello metastatutario “non disturbare il conducente”, l’invito ai militanti a fare semplicemente da pubblico. Possibilmente plaudente. Sappiamo poi che, quando gli okkupanti accusano i dirigenti di chiamarli a fare solo “bassa manovalanza”, non c’è in loro disprezzo per i compiti più umili e formativi della militanza (anche se volantinaggi, colla&scopa e via cantando oggi valgono solo come può valere l’equitazione nell’esercito). C’è piuttosto la maturata consapevolezza che i partiti, e le loro espressioni giovanili, non hanno spesso alcuna vera visione di cosa debba essere la formazione politica oggi, perché non hanno neanche idea di come (di cosa!) debba essere un partito. La “storia” di un Partito è divenuta solo legittimazione del dirigismo, la “modernità” la sconfessione dalla base.

Nei GD vediamo esemplificate le medesime contraddizioni del PD, al netto di quelle di potere.
Il PD è un partito di consociazione, consensualista, tiepidamente conservatore nel programma, passato dalle ingombranti ambizioni di Lenin ai vagheggiamenti innocui di Lennon, dalla dialettica degli opposti a quella dei distinti, l’etica del “sì, però” che si accompagna all’ideologia veltroniana del “ma anche”.
A ciò poi si accompagna l’italianissima visione ciceroniana della cultura: nullaosta, patente e legittimazione per gli Azzeccagarbugli (che però sanno almeno stare in “cucina”) ma più spesso per pedanti legulei. Sempre a soffocare poi le personalità più libere e meno complessate, quelle che non confondono le informazioni con le idee.
Infine, cosa sta dietro il suddetto snobismo verso le altre organizzazioni e verso i propri militanti? Ciò che stava dietro la tradizionale miopia del PCI, quella per cui si pensava che il “popolo” non avrebbe capito il divorzio, l’aborto, la Nuova Sinistra, la scala mobile, eccetera.
Quella sfiducia elitaria dei dirigenti piddini e giddini non cela certo le solide certezze di un profeta illuminato, bensì una evidente angoscia. Lo smarrimento di una burocrazia conservatrice priva di visione a cui importa solo di consolidarsi dentro il partito e nelle istituzioni, senza prendersi alcun rischio vero. Soprattutto, e il virus lo ha dimostrato, usando le forme (sostanza della democrazia) come escamotaggi per deresponsabilizzarsi, per evitare il punto nodale della politica: decidere. È la decisione che ci determina, che crea l’identità e l’azione, non certo i “sì, però” ed i “ma anche”. Sono terrorizzati, è questa la verità e il fatto che arrivino sempre recalcitranti e impreparati ad elezioni, congressi, referendum, verifiche, eccetera eccetera dimostra che, anche psicologicamente, non riescono proprio a reggerla questa maledetta politica. Una comunità che non decide è antipolitica.
Anche organizzativamente non c’è proprio cosa invidiare ai Giovani Democratici. Devo sottolinearlo inelegantemente, perché ci sono compagni democrati che, essendo così fissati a guardare le dita piuttosto che le lune, hanno bisogno le mani vengano messe avanti tutte per intero, compresi i palmi e non solo le dita.

Il fatto che non siano riusciti a organizzare il summer camp internazionale nel 2017, abortendolo a pochi mesi dall’inizio e dopo averlo annunciato, è qualcosa che deve far pensare soprattutto proprio perché i giovani socialisti, molto più piccoli, molto più poveri, molto meno “agganciati” e “referenziati”, sono riusciti a organizzarne uno di gran successo solo l’anno prima. Ci sono modelli che formano e modelli che non formano. Chi ha successo partendo dai GD è perché non aveva bisogno dei GD.
Il problema del “tesseramento fittizio” neanche lo prendo in considerazione, perché il tesseramento è fittizio di per sé, è una superstizione spacciata per “cittadinanza ideologica” ma in realtà è solo un modello di business che è passato dal fisiologico autofinanziamento al patologico pacchetto azionario. Ovunque. Va superato (e non necessariamente con le liquefazioni post-postmoderne).
Una giovanile di partito è qualcosa di molto, molto importante e molto, molto sottovalutat. A volte è un ghetto, altre volte uno strumento portentoso, a volte l’ombra del Partito altre ancora una seconda coscienza, più pura.

I Giovani Democratici sono la realtà giovanile più grande, riferimento del partito del sistema-italia nonché camera di compensazione tra diverse sensibilità generazionali. Tutto ciò però non vuol dire nulla, come non vuol dire nulla la storia del PD, il suo radicamento territoriale, eccetera. Perché mancano di visione, di coraggio e soprattutto di capacità decisionale. Questo atto “violento”, pretesto per l’articolo, mi fa però pensare che ci sia nei giovani democratici più sangue che acqua. Sperò che non finisca qui, che non venga scelto l’insabbiamento e la persecuzione sotterranea, spero che gli okkupanti, anche se soccombenti, avranno costretto a una reazione vitale questa organizzazione.